Agenda Digitale, facciamo il punto

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Il Decreto Semplificazioni promette più Internet e un taglio alla burocrazia. Pro e contro della cabina di regia per realizzare l’Agenda Digitale e confronto con la UE sugli Open Data

Quattro riferimenti nel Decreto Semplificazioni all’Agenda Digitale non sono ancora una vera Digital Agenda, come quella della UE voluta dal vice presidente Neelie Kroes, ma segnano comunque una road map cruciale. La cabina di regia dell’Agenda Digitale vedrà coordinarsi governo, Regioni, Enti Locali e Authority, ma anche qui si teme che, invece di un procedimento snello, si approdi a un iter farraginoso e lungo. Ma il coordinamento fra Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) e ministero della Funzione pubblica, vorrebbe in realtà essere d’aiuto. Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, guarda al bicchiere mezzo pieno: “Con il decreto semplificazione, lo sviluppo dell’economia digitale è finalmente entrato anche in Italia a far parte delle priorità dell’agenda di governo” aprendo “concretamente la strada ad una stagione di cambiamenti per l’Italia sulla valorizzazione delle tecnologie digitali e del web come chiave strategica per affrontare i problemi di crescita, competitività e produttività“.

Il documento ufficiale del governo Monti parla di quattro aree di intervento: banda larga, Open data, cloud e smart communities. Capitolo divario digitale: il 5,6 % della popolazione, pari a 3,5 milioni di italiani, soffre il Digital Divide, mentre più di 3000 località denunciato mancanza di infrastrutture tecnologiche e immateriali al servizio delle comunità intelligenti. I ritardi italiani sia nelle reti che nell’alfabetizzazione telematica, sono cronici e ben noti. Gli Open Data, che mettono in Rete i dati in possesso delle istituzioni pubbliche, servono a creare trasparenza e ad aumentare la partecipazione diretta dei cittadini al processo decisionale, creare “un’economia dei dati aperti” (utile anche per il giornalismo dei dati aperti, Open Journalism). In UK loperazione trasparenza del Cabinet Office britannico permetterà di risparmiare 100 milioni di sterline (circa 121 milioni di euro). In Francia il portale dell’ Open data pubblico francese data.gouv.fr fornisce 350.000 dataset, prodotti e recensiti da 90 soggetti (informazioni su ordine pubblico, sicurezza, criminalità, occupazione e disoccupazione, sanità, fiscalità locale, inquinamento ed emissioni industriali): entro il 2012 il portale sfornerà altri trecentomila documenti, anche in formato pdf. In Germania esiste Genesis.destatis.de, DEMOS-Plan, MOGDy, Apps4Berlin, il portale open data di Berlino, le raccomandazioni Bremen open data). In Italia sono nati di recente Wikitalia e Dati.gov.it.

L’Agenda Digitale spinge sul cloud computing, al fine di promuovere la de-materializzazione e la condivisione dei dati tra le pubbliche amministrazioni. La condivisione con accesso veloce ai dati, archiviati nella cloud, è un passo verso la sburocratizzazione. Nelle “smart community” i cittadini della rete, o netizen, potranno confrontarsi, discutere e proporre idee in spazi virtuali ad hoc.

Il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, si congratula per la decisione di adottare finalmente un’Agenda Digitale. “Con il decreto semplificazione, lo sviluppo dell’economia digitale  è finalmente entrato anche in Italia a far parte delle priorità dell’agenda di governo” sottolinea il presidente di Confindustria Digitale, Stefano Parisi, che apprezza la nuova tornata di mosse  dell’esecutivo  “L’istituzione di una cabina di regia per l’attuazione dell’agenda digitale posta in capo ai massimi responsabili della politica nazionale di sviluppo e modernizzazione del Paese, lo snellimento burocratico, l’obbligo di switch-off verso il digitale di una serie di  transazioni aprono concretamente la strada a una stagione di cambiamenti per l’Italia imperniata sulla valorizzazione delle tecnologie digitali e del web come chiave strategica  per affrontare i problemi di crescita, competitività e produttività”.

Alfonso Fuggette, , spera in una leadership forte, con delega direttamente in capo alla Presidenza del Consiglio, che superi il concetto di “cabina di regia”: “Se la cabina di regia diventa solo un luogo di concertazione, allora si rischia lo stallo“.

Mentre Boston Consulting Group ha fonito i numeri dell’economia digitale al WEF  di Davos, i quattro riferimenti all’Agenda Digitale sembrano un primo passo, nella giusta direzione. Ma ora bisogna fare di più.

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Autore: ITespresso
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