A ciascuno il proprio storage nella Cloud

Archiviare i propri dati nella cloud e avere i file accessibili ovunque, non è solo una moda, ma è una necessità nell’era Mobile, in cui gli utenti accedono al cloud storage via smartphone e tablet. A sfidarsi in questo affollato mercato sono Dropbox, Memopal, Sky Drive, Google Drive, Mozy, Zumo, iCloud di Apple, Megaupload, ma anche Norton Online Backup e tutti gli spazi online offerti da altri vendor di soluzioni di sicurezza maggiori e minori. Come si osserva dai servizi nell’arena cloud, l’offerta è eterogenea: scegliere il servizio giusto, dopo che l’FBI ha chiuso MegaUpload (e i dati sono congelati da mesi), dimostra che sbagliare costa caro; altre differenze poi riguardano gli “spazi disco”, lo scopo e la flessibilità dei servizi.

Gli utenti non amano soffermarsi a leggere le clausole di servizio, i relativi SLA (Service Level Agreement), ma tendono ad affidarsi più al brand e alla curiosità del momento che non alle proprie reali esigenze. Il risultato? Spesso dimenticano dove hanno salvato cosa, come accedervi, da quale dispositivo avevano caricato i propri dati e come andarseli a ripescare, modificarli, cancellarli, condividerli. Più che una tabella comparativa destinata ad invecchiare in fretta , preferiamo selezionare i criteri di scelta.

Prosegui: Lo spazio non è un optional

A ciascuno il suo storage cloud
Criteri per scegliere lo storage cloud: lo spazio

1. Lo spazio è importante

Il primo consiglio che intendiamo offrirvi è che lo spazio è un criterio prioritario di scelta. Che Google Drive offra 5 Gbyte di spazio gratuiti, per esempio, fa sorridere, visto che di servizi gratuiti che offrono molto, molto più spazio, ce ne sono tanti. Se servizio di storage online deve essere, è fondamentale puntare più in alto, anche per invogliare gli utenti a utilizzare veramente una nuvola, in modo articolato e completo. Non per salvare le quattro foto di una gita, o per provare un servizio di cui ci si dimenticherà. Errata è anche la strategia di Microsoft che prima offre 25 Gbyte (già si ragiona) per poi ridurli a 7 Gbyte (notizia di qualche giorno fa). Ma c’è anche chi per soli 5 euro al mese può offrirvi 120 Gbyte di spazio.

Prosegui: Mai fermarsi a una sola piattaforma

cloud computing
Criteri per scegliere lo storage cloud: mai fermarsi alla prima piattaforma

2. Mai fermarsi a una sola piattaforma

Chi offre un servizio di storage online tout court senza le app di servizio per i dispositivi Mobile e per tutte le piattaforme Pc, non è serio. È vero che è inizialmente scomodo dover installare del software dedicato per accedere ai propri file, ma è anche vero che le interfacce esclusivamente Web non sono sempre navigabili a piacere e comodamente. D’altra parte, anche avere una app per un unico sistema operativo, uccide l’interoperabilità. Per questo suggeriamo sempre di verificare che ci sia una app per accedere online almeno con Windows , Google Android e Apple iOS. Non sia mai detto che cambiate OS o device nei prossimi mesi. Se chi offre il servizio assicura  l’arrivo in tempi rapidi anche per Windows Phone, ancora meglio: mai precludersi la possibilità di cambiare smartphone. Servizi, meno popolari, come Memopal, sono avanti anni luce da questo punto di vista. Offrono tanto spazio agli utenti privati, hanno un servizio in italiano, la loro app è disponibile per tutte le piattaforme principali e al crescere esponenziale dei Gigabyte in affitto non strozzano l’utente. Per tanti aspetti Dropbox e persino Mozy della blasonata Emc, dovrebberoimparare.

Prosegui: Pro e contro dello storage cloud dei brand più forti, la sicurezza

Criteri per scegliere lo storage cloud
Criteri per scegliere lo storage cloud: la sicurezza

3. Pro e contro dello storage cloud dei brand più forti, la sicurezza

Affidare i propri file nella cloud di Google, Apple, Microsoft offre maggiori garanzie, rispetto a quando si sottoscrivono servizi presso vendor più piccoli? Sì e no. Sì, se siete portati a pensare che i datacenter dei big siano più protetti proprio perché perdere la faccia per loro sarebbe tremendo, no invece – per paradosso – per analoghi motivi. Questi vendor hanno nei database milioni e milioni di clienti. Spesso il loro servizio assistenza è affidato alle FAQ, le soluzioni si trovano prima sui forum che al supporto telefonico, e di certo saranno i primi ad essere attaccati da chi con i vostri dati guadagna. Sottoscrivendo il servizio in una cloud secondaria magari potete spuntare un servizio di assistenza migliore, e il vostro profilo è defilato. Il rovescio della medaglia è che i servizi aggiuntivi crescono a ritmo più lento. Una volta  garantite le caratteristiche di base, dopo che vi siete assicurati che i vostri file sono criptati e decriptati solo da voi e che potete contare sulla trasparenza del vendor, siete già con un servizio cloud di tutto rispetto.

Prosegui: Condividere sì, condividere no 

Criteri per scegliere lo storage cloud: la sicurezza
Criteri per scegliere lo storage cloud: la condivisione

4. Condividere sì, condividere no?

Se avete dimenticato dove avete uplodato i dati e da quale device li avevate caricati, non vi ricorderete nemmeno con chi avete scelto di condividerli. Per questo consigliamo la scelta di un sistema di storage che offra diverse possibilità, ma partendo prima di tutto dalla possibilità di inviare un contenuto via posta elettronica o di postarlo direttamente su una piattaforma di social network, o tramite condivisione con un singolo utente alla volta. Perché questo? Perché decidere una policy di condivisione alle categorie “Amici”-”Contatti”-”Tutti”, no aiuta. La cosa più facile che può accadere è di ritrovarsi dopo mesi a non sapere quanti hanno guardato i vostri file, anzi, perdere proprio traccia di possesso di quanto caricato online. Iniziate a condividere poco alla volta con una cerchia ristretta, in un gruppo di colleghi ben delimitato, è il modo migliore per autoistruirsio alla gestione delle proprie risorse online.

Prosegui: L’origine dei dati, la flessibilità negli upload

5. L’origine dei dati, la flessibilità negli upload

Se vi ricordate da quale device avete caricato i vostri file siete a metà dell’opera per ricordare che cosa potete avere messo online. Un servizio che genera in automatico una directory principale per ognuno dei vostri dispositivi che vi ha avuto accesso, è già un buon servizio. Ma se è in grado di lasciarvi scegliere tra diversi sistemi di aggiornamento, se vi segnala che un file è già caricato, e se fosse in grado di confrontare i file non solo in base al loro nome, è un passo avanti. Chiediamo troppo? Pensate a un servizio di storage online che vi consente anche di accedere alle vostre directory con questo parametro (e cioè l’origine dei vostri dati), vi notifica con quanti dispositivi state utilizzando quella cloud, vi consente di eliminarli ad uno ad uno (ma anche in blocco, spazzando via una directory), o di avere in un unico colpo d’occhio lo scenario, ordinato, di tutto ciò di cui avete un backup online, magari con un’interfaccia grafica che se state lavorando con un pc si naviga benissimo via web, altrimenti via app. Non sarebbe la svolta? E infine una riflessione: sarebbe comodo poter impostare quali sono i file che devono essere caricati in cloud, non tanto perché sono Foto, Video o documenti, ma piuttosto perché avete potuto scegliere direttamente per ciascuno di essi il suo destino o semplicemente avete generato una o più cartelle da cui – per vostro arbitrio – i file finiranno online.

Questo è lo storage in cloud che ci piace e che si presta anche al lavoro nella piccola azienda. Un cloud così merita anche un investimento. Siamo disposti anche a spendere dei soldi, se si guadagna anche la libertà da fastidioso advertising sui dispositivi che più faticano con le connessioni lente. Qual è il prezzo giusto? Diciamo 5 euro al mese per 120 Gbyte di spazio, con tutti i sacri crismi, sicurezza e ridondanze garantite. Vi assicuro che per quella cifra i vendor potrebbero offrire molto di più e guadagnarci ancora. Qualche buon esempio c’è. Un ultimo consiglio: sposate un servizio e dimenticate tutti gli altri. La vita è già fin troppo complessa per affidarsi a troppe nuvole, ma abbiate il coraggio di cambiare: siate pronti a confrontarvi con soluzioni migliori della vostra di anno in anno. Da qui a un paio d’anni la situazione sarà meno caotica e qualche servizio avrà calibrato meglio la propria offerta.

Criteri per scegliere lo storage cloud: il coraggio di cambiare
Criteri per scegliere lo storage cloud: il coraggio di cambiare

Newsletter
Iscriviti alla newsletter quotidiana di Itespresso