A Igf a Vilnius tiene banco la governance dal basso

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Alla quinta edizione di Internet Governance Forum (Igf) la governance Top-down è stata scartata a favore di una regolamentazione dal basso verso l’alto. La concertazione è l’unica via

In Lituania un migliaio di persone convergono al Vingis park per discutere di diritti umani sul Web (mentre la censura online aumenta) e di Internet governance. Il delegato del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, Claudio Lenoci, ha esordito all’Internet Governance Forum (Igf) che si tiene quest’anno a Vilnius,  dicendo che bisogna intraprendere la via della “realizzazione di un processo di regolamentazione dal basso verso l’alto, risultato di contributi concertati“. La governance Top-down è stata scartata come strada impraticabile sul Web. Alla quinta edizione di Igf: “È abbastanza chiaro che la strada da seguire è riunire gli stakeholder, rafforzando l’intuizione del Vertice mondiale di Tunisi sulla Società dell’Informazione” ha ribadito Lenoci.

Il delegato del ministro Brunetta ha poi continuato: “Dobbiamo raccogliere le indicazioni, gli orientamenti e le migliori pratiche, al fine di elaborare progressivamente un metodo riconosciuto a livello internazionale“. L’e-government nei paesi in via di sviluppo nell’area del Mediterraneo potrebbe riuscire “a rafforzare le prospettive per un accesso in un contesto di cooperazione e collaborazione“. Claudio Lenoci propone di rilegge il codice di Domenico Azuni, “insigne giurista sardo” che si dedicò alla stesura di un “innovativo codice del diritto marittimo” che consentì di definire leggi,  usi, costumi e decisioni consolidate in Europa con un approccio mult-stakeholder: “Come nel caso della navigazione marittima internazionale – ha concluso Lenoci – oggi è chiaro che Internet non accetterebbe una governance top-down, ma soltanto una basata sulla condivisione comune di prassi e pratiche universalmente riconosciute“.

IGF è giunto all’ultimo mandato sotto l’ombrello delle Nazioni Unite. Il forum sarà invece esteso per altri cinque anni, ma ancora è da vedere in quali forme. In Italia ferve la polemica (riportata da Wired Italia) secondo cui “L’attuale governo italiano ed il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta hanno completamente ignorato il processo in corso” con il Bill of Rights (l’idea di una Magna Charta per Internet), lasciando “cadere la consulta, presieduta da Stefano Rodotà, che lo animava, senza alcun passaggio di consegne o continuità“. Insomma, senza partecipazione.

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