A Londra sette principi contro censura e cyber guerra

Autorità e normativeCensuraCyberwarMarketingSicurezzaSoluzioni per la sicurezza
David Cameron: Londra lancia la tolleranza zero contro il prorno online

La sicurezza IT è sotto pressione da mesi. Ma esistono sette principi per la co-operazione in Rete. I dati del Transparency Report di Google sulla censura online

Hacker politici come Anonymous, cyber crime in cerca di credenziali per svuotare i conti correnti online e pirati digitali all’assalto del cloud o dei sistemi con falle. Questo è lo scenario attuale della sicurezza IT, in occasione della London Conference on Cyberspace. La geografia degli attacchi in Rete solo nel 2011 vede diversi protagonisti: attacchi a Gmail, a PlayStation Network, Qriocity e SOE (in cui sono stati trafugati 100 milioni di dati di utenti di Sony); quindi cyber attacchi al Fmi, Citigroup, RSA, dopo l’attacco a Lockheed. Il 2011 è stato un anno duro per la sicurezza IT.L’evento in corso a Londra, il London Conference on Cyberspace, mette in scena i rischi di una cyber war, una “guerra digitale” dove alle armi si sostituiscono i Bit.

“Al posto del tutto-gratis sul Wrb di oggi noi abbiamo bisogno di regole stradali” per l’era delle aurtostrade digitali dell’informazione, ha detto William Hague, foreign secretary: “La Gran Bretagna ha proposto un insieme di sette princii che possono essere la base per una co-operazione più efficiente fra stati, business ed imprese“.

I sette principi includono la necessità dei governi ad agire nel cyber spazio in accordo con le leggi internazionali, l’esigenza di accesso universale, il diritto alla privacy e la protezione della proprietà intellettuale e il bisogno di combattere il cyber crime.

I sette principi comprendono anche “la promozione di un ambiente competitivo che assicuri un ritorno leale degli investimenti nelle reti, servizi e contenuti“, e “l’assicurazione che il cyber spazio rimanga aperto all’innovazione e al flusso libero delle idee“.

Neelie Kroes, commissionario europeo per l’Agenda Digitale UE, ha detto che il 30% degli europei ancora non è online, ma che il ruolo dell’Ict è fondamentale visto il ruolo di Internet nella “primavera araba” e nelle proteste pacifiche del Nord Africa.

La censura online è un freno all’innovazione: i comportamenti inaccettabili offline, lo sono anche online, e viceversa. Dall’annuale Transparency Report di Google le Forze dell’Ordine statunitensi e i tribunali hanno richiesto la rimozione di 757 oggetti dai server di Google, soprattutto video di YouTube in ci venivano mostrate le violenze perpetrate dagli agenti. Il dato, registra un aumento del 70 per cento rispetto al precedente periodo di rilevamento. Gli altri paesi non sono da meno: il Regno Unito segna un incremento del 71 per cento, la Corea del Sud del 36 per cento, la Spagna del 28, la Germania del 38. In Libia tutti i servizi Google sono risultati inaccessibili per tutto il periodo rilevato e che in Cina lo stesso è valso per YouTube. Per quanto riguarda l’Italia , il governo ha chiesto la rimozione di 36 video di cui ne sono stati rimossi 31: solo il 64 per cento delle richieste sono state accolte. In generale, sono stati rimossi 80 contenuti, la maggior parte dei quali da YouTube per diffamazione e violenza (rispettivamente 16 e 18), altri per diffamazione da parte di blogger (18). Ammontano a 934, invece, le richieste di rimozione di dati personali.

Le parole d’ordine che risuonano alla conferenza di Londra non rimarranno lettera morta: dopo l’appuntamento Londra, avranno ecco in futuro. Infatti la conferenza avrà un seguito in Ungheria e Repubblica di Corea, rispettivamente nel 2012 e 2013.

Conferenza sul cyber spazio a Londra
William Hugue alla conferenza sul cyber spazio a Londra
Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore