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Accenture: le grandi aziende hanno bisogno delle startup per diventare più profittevoli

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Secondo il 76% delle aziende di grandi dimensioni intervistate nella ricerca di Accenture su oltre 2mila imprenditori in 20 paesi, Italia compresa, sono le startup a rendere più digitale il business, aumentando il fatturato dal 7% al 16% nei prossimi cinque anni

Cosa serve a una grande impresa per diventare più ‘digital’ e quindi sfruttare questo plus per diventare più performante? Secondo il 76% delle aziende di grandi dimensioni, intervistate e rientranti nella ricerca condotta da Accenture su oltre 2mila imprenditori in 20 paesi Italia compresa, sono le startup a rendere più digitale il business e di conseguenza aumentare il proprio fatturato dal 7% al 16% nei prossimi cinque anni.

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Tuttavia non riescono ancora a realizzare quella collaborazione che permetterebbe loro di innovarsi e innovare insieme. In Italia, la mancata attivazione di questa leva di collaborazione rischia di far perdere un’opportunità di crescita di 35 miliardi di euro, ovvero un 1,9% aggiuntivo sul Pil del nostro Paese. A livello mondiale, è a rischio un potenziale di crescita di circa 1,5 trilioni di dollari, pari al 2,2% del Pil. Il rapporto “Harnessing the Power of Entrepreneurs to Open Innovation”, pubblicato da Accenture in collaborazione con la G20 Young Entrepreneurs Alliance, ha sondato l’opinione di oltre un migliaio di imprenditori e altrettante grandi aziende delle economie del G20.

Grandi aziende e imprenditori concordano sul fatto che gli attuali modelli di collaborazione tenderanno sempre verso forme di innovazione più aperte e partecipative in base alle quali le imprese non si limiteranno solo a finanziare startup, ma si serviranno della collaborazione per creare insieme un ecosistema di innovazione in reti di partnership più estese.

La difficoltà. Ma aziende e imprenditori faticano a trovare oggi modelli di collaborazione efficaci. Infatti, sebbene il 49% delle grandi aziende italiane riconosca che lavorare con gli imprenditori e le startup sia importante o essenziale per la crescita e l’innovazione, solo il 17% ritiene che nella collaborazione essi si impegnino per la crescita dell’azienda, così come il 22% dei piccoli imprenditori ritiene che i grandi partner dedichino un adeguato impegno a sostenere la crescita delle loro piccole realtà imprenditoriali.

Marco Morchio, Accenture
Marco Morchio

Dal rapporto emerge che, per esempio, anche se le grandi aziende ritengono di avere un approccio sufficientemente imprenditoriale, il 67% degli imprenditori che prima lavoravano in realtà di grandi dimensioni le hanno poi lasciate perché nell’ambiente aziendale non riuscivano a esprimere la propria imprenditorialità.

Nell’economia digitale, le grandi aziende hanno la possibilità di rivedere i loro modelli di business collaborando più efficacemente con startup innovative per realizzare assieme a loro nuovi prodotti e servizi”, dice Marco Morchio, Accenture Strategy Lead per Italia, Europa Centrale e Grecia.Questo vuol dire che le imprese non devono solo finanziare l’innovazione delle startup, ma esserne parte attiva mettendo in comune idee, beni e proprietà intellettuale, e che dovranno adottare nuovi approcci per condividere più equamente rischi e benefici. Il cammino verso l’open innovation – continua Morchio – obbliga le grandi aziende a riconoscere che la collaborazione non può più essere attuata solo alle loro condizioni o unicamente per il loro vantaggio, mentre le startup chiedono riconoscimenti e tempi brevi di riscontro”, aggiunge. “Facilitare la collaborazione tra questi due mondi ancora culturalmente distanti è uno dei principali obiettivi di Accenture, contribuendo a sbloccare il potenziale di crescita dell’open innovation. E’ necessario stimolare l’adozione di nuovi modelli di collaborazione sfruttando il potenziale di tutte alternative disponibili (come ad esempio il Corporate Venture Capital) ed adottare meccanismi che riescano a sincronizzare gli obiettivi di tutte le parti in gioco in ottica win win”.

Giornalista professionista dal 2000, Stefano ha iniziato la sua esperienza giornalistica nel 1996 presso la redazione economica di ItaliaOggi occupandosi di economia, business, normativa fiscale per imprese e professionisti. Nel 2001 si avvicina al mondo IT maturando competenze in ambito consumer electronics, retail, web marketing.

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