Acta, a che punto è l’accordo anti contraffazione

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Gli Usa vogliono estendere il Digital Millennium Copyright Act (DMCA) al resto del mondo. L’Europa vorrebbe ampliare Acta ad altre forme di proprietà intellettuale

Ogni tanto esce un documento, che sarebbe dovuto rimanere segreto o almeno riservcato, sull’accordo Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). L’ultimo della serie riguarda una bozza trafugata online da cui emerge la divisione, o forse un vero e proprio antagonismo, fra le posizioni statunitense e quelle europee in materia di ampliamento della tutela della proprietà intellettuale su scala globale. Oggi il sito di Knowledge Ecology International fa luce sullo stato dell’accordo, dopo il recente round di a Washington D.C.

Gli Usa vorrebbero limitare Acta ai settori del diritto d’autore e del trademark: gli Usa vogliono estendere il Digital Millennium Copyright Act (DMCA) al resto del mondo; invece l’Europa vorrebbe allargare il raggio d’azione di Acta ad altre forme di proprietà intellettuale. In questo “braccio di ferro”, il ruolo degli ISP (Internet service provider) rimarrebbe quello di intermediari, non responsabili sotto il profilo giuridico delle attività dei propri utenti. Tuttavia diversi paesi premono per ottenere Log e identificativi degli utenti in caso di palese e plateale violazione del copyright. “Questo testo dimostra che l’obbiettivo complessivo dell’Acta è di prendere di mira violazioni su larga scala della proprietà intellettuale che possono avere un significativo impatto economico”, ha spiegato di recente la Commissione europea: “Acta non porterà in alcun modo ad una limitazione delle libertà civili o ad una ‘persecuzione’ dei consumatori“. Acta vuole difendere la proprietà intellettuale senza ledere i cyber-rights.

La tutele dei diritti di proprietà intellettuale rappresenta il nocciolo del piano che vorrebbe mettere nero su bianco regole minime su come innovatori e creatori possano difendere i propri diritti nei tribunali nell’era digitale e del Web. Acta si presenta come accordo commerciale tra una dozzina di governi o autorità per migliorare gli standard della difesa di copyright e proprietà intellettuale contro la contraffazione la pirateria. Ma a non dormire sonni tranquilli, sono in tanti a causa della superlegge cross-border.

Autore: ITespresso
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