Adiconsum contro Peppermint Jam

Autorità e normativeSorveglianza

I quasi 4000 utenti diffidati dalla casa discografica vengono chiamati a
raccolta dall’associazione dei consumatori. In gioco c’è la privacy degli utenti

La crociata anti peer to peer, condita con una violazione della privacy di massa, portata avanti dalla casa discografica Peppermint Jam (e avvallata dal Tribunale di Roma) sta recapitando circa 4000 diffide ad altrettanti utenti, accusati di aver illecitamente scambiato su piattaforme peer to peer file musicali, protetti da diritto d’autore. Le raccomandate inviate a privati italiani conterrebbero specifiche indicazioni relative al rischio di essere coinvolti in un processo per pirateria, a meno di non pagare una penale come risarcimento. L’Adiconsum però non ci sta, in quanto le intromissioni nella vita privata degli internauti devono essere eseguite solo da forze dell’Ordine e dalla magistratura, non da privati e sceriffi del copyright. Il monitoraggio inconsapevole degli utenti è una massiccia violazione della privacy? Mentre osserviamo il silenzio del Garante della Privacy,Adiconsum chiama a raccolta i 4000 diffidati per sollevare il caso Peppermint. L’associazione consumatori contesta che una società discografica possa chiedere ad un provider dati relativi ai movimenti effettuati via Pc da parte dei loro clienti senza che questi ne vengano informati, “peraltro a seguito di una procedura di indagine non certificata da istituzioni dello Stato“. L’ Adiconsum invita “tutti i consumatori che hanno ricevuto la raccomandata da parte dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner che intendono opporsi alle richieste,a rivolgersi alle sedi di Adiconsum“.

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