Agcom, boom in Italia sulla copertura in fibra ma le famiglie non la usano

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Il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani, ha riferito in Parlamento durante l’annuale relazione. Nel 2016, l’Italia ha avuto una crescita del 72% sulla copertura nazionale con reti a banda ultra larga, ma la popolazione abbonata a reti a banda ultra larga passa dal 5% nel 2015 al 12% nel 2016 restando troppo indietro rispetto alla media Ue

Balzo in avanti dell’Italia, che nel 2016 ha avuto una crescita del 72%, sulla copertura nazionale con reti a banda ultra larga, avvicinandosi così agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. Ma, nonostante la garanzia per l’accesso a Internet di alta qualità per tutti, la percentuale di popolazione abbonata a reti a banda ultra larga passa dal 5% nel 2015 al 12% nel 2016. Il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani, riferendo all’annuale relazione in Parlamento, evidenzia coma l’Italia resti al venticinquesimo posto della classifica europea.  “La sinergia pubblico-privata rappresenta un’opportunità per recuperare il ritardo rispetto ad altri Paesi europei nella realizzazione delle reti e, di conseguenza, nell’uso di servizi di accesso ad alta qualità (almeno 30 megabit al secondo di capacità di download) da parte degli abbonati”.

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Questo risultato rappresenta un dato di sicuro interesse, anche se, come ricorda sempre Cardani ripreso da Radiocor occorrerà “lavorare per colmare il divario geografico in termini di disponibilità delle reti a banda larga e garantire la coesione territoriale ma anche  per evitare il paradosso che in aree non dotate delle nuove infrastrutture i consumatori siano danneggiati anche sotto il profilo dei prezzi dei servizi tradizionali offerti. La concorrenza aggressiva – ha aggiunto – per la conquista dei clienti sulle nuove reti non deve, inoltre, avvenire a scapito degli investimenti addizionali in innovazione e maggiore copertura, così come non dovrebbe essere ostacolata la concorrenza dinamica e potenziale. A questi obiettivi daremo la priorità con il nuovo ciclo della regolamentazione 2018-2020″.

E infatti, secondo quanto ha dichiarato a Montecitorio, la copertura in Italia con reti a banda ultra larga ha fatto nel 2016 “un deciso balzo in avanti”, passando dal 41% delle unità abitative nel 2015 al 72% lo scorso anno (considerando i criteri europei, ndr.), consentendo all’Italia un avvicinamento agli obiettivi dell’Agenda digitale europea. Analizzando i dati di diffusione dei servizi (utilizzo) il nostro divario con l’Europa, sebbene si restringa rispetto al 2015, resta ancora decisamente elevato.

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La percentuale di popolazione dell’Italia abbonata a reti a banda ultralarga passa dal 5% nel 2015 al 12% nel 2016, tuttavia restiamo al venticinquesimo posto della classifica europea e ben al di sotto del valore medio di utilizzazione (media Ue 37%). Allo sviluppo delle reti non sempre corrisponde una maggiore penetrazione, a dimostrazione di altre difficoltà nella diffusione dei servizi, tra cui (ma non solo) la capacità di spesa”. Secondo il Rapporto illustrato a Montecitorio, inoltre, continuano a contrarsi i ricavi dai tradizionali servizi voce (-7,6%), mentre crescono le risorse derivanti dai servizi dati (+5,6%). In particolare se nel 2011, gli introiti derivanti da servizi voce risultavano ampiamente superiori a quelli derivanti da servizi dati, nel 2015 i ricavi sono arrivati a eguagliarsi, mentre nel 2016 si è registrato il sorpasso dei ricavi da servizi dati su quelli da servizi voce.

I Big Data come vanno trattati?

 Il trattamento dei big data, pur rappresentando un notevole patrimonio informativo, “comporta specifici rischi per la tutela della riservatezza delle persone, tenuto conto anche del fatto che, grazie alle nuove tecnologie e alle tecniche di analisi, elaborazione ed interconnessione dei dati, risulta in molti casi possibile re-identificare un individuo attraverso informazioni apparentemente anonime”, ha dichiarato Cardani. In particolare, soffermandosi sull’interazione tra big data, App e tutela degli utenti, il Presidente dell’Agcom ha evidenziato quanto il consumatore non abbia una chiara percezione di quali dati vengano ceduti e di come essi siano utilizzati, in quanto “il meccanismo dell’App si configura come una transazione una tantum riguardante altri servizi a fronte invece di un uso dinamico e prolungato delle informazioni degli utenti”.

La potenzialità dei big data, ha concluso, anche rispetto a dati anonimi o aggregati, può tradursi in profilazioni sempre più puntuali ed analitiche, con il rischio di possibili restrizioni delle libertà.

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