AgCom: L’Italia della banda larga a un passo dalla serie B

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AgCom e Antitrust: indagine congiunta sullo stato della banda larga in Italia

Corrado Calabrò, presidente dell’AgCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), nella Relazione annuale 2011 al Parlamento, ha lanciato un nuovo allarme: la banda larga in Italia rischia la serie B, le reti Ngn sono impantanate e bisogna passare dalle parole ai fatti. I dati vedono l’Italia fanalino di coda nella broadband. Il bando per l’Asta Wi-Fi sta per arrivare in Gazzetta Ufficiale, ma fra mille difficoltà e perplessità. Il Digital Divide è ancora al 4% delle famiglie italiane. Non si fa niente per abbattere il vero scoglio, il Cultural divide e il divario dell’analfabetismo digitale. La velocità della banda larga non è adeguata rispetto al resto d’Europa. L’AgCom non fa sconti

Grande è la confusione sotto il cielo. Sicuramente la confusione nel settore della banda larga e delle Tlc italiane non manca: Bloomberg ieri ha parlato di “vendita caotica” (“Wild west delle Tlc”) e perfino messo in dubbio che l’Italia con l’asta Wi-Fi riesca a raggiungere i 2,4 miliardi di euro prefissati. Anche se il ministro dello Sviluppo Paolo Romani, nel dettare i tempi della roadmap del bando dell’asta WiFi, ha detto che si supererà quanto previsto, arrivando alla cifra di 3,1 miliardi di euro, gli operatori mobili esprimono perplessità forti: soprattutto se non verranno adeguatamente ricompensati i canali delle Tv Locali. A questo proposito, anche l’AgCom ha preso posizione: ha chiesto al governo uno sforzo per gli incentivi per le emittenti private: “condizione fondamentale per il successo della gara è però la disponibilità in tempi ravvicinati di frequenze da assegnare, liberando senza indugi quelle ancora occupate dal Ministero della Difesa e dalle televisioni private, e prevedendo anche degli incentivi per la liberazione anticipata“. Per evitare il flop dell’asta.

Ma Corrado Calabrò, presidente dell’AgCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), nella Relazione annuale 2011 al Parlamento, ha parlato chiaro a 360 gradi. Soprattutto ha detto che la banda larga in Italia rischia la serie B.

Visto che c’è chi dubita delle statistiche di Akamai, FTTH e Università di Oxford, l’AgCom ha spiegato che la banda larga italiana è sull’orlo della retrocessione in serie B“. “La percentuale di abitazioni connesse alla banda larga (fisso e mobile) è inferiore al 50%, a fronte di una media europea del 61%“; aggiungendo che “esiste ancora un 4% di digital divide da colmare, cui si aggiunge circa il 18% della popolazione servita da adsl sotto i 2 Mbit al secondo“. Tutto ciò “potrebbe anche precludere all’Italia la possibilità di estendere il servizio universale alla banda larga“. Parole forti, pronunciate all’indomani della chiusura di Franco Bernabé nei confronti del Tavolo Romani per le reti Ngn. L‘Italia delle Tlc va a due velocità. Da una parte c’è una sim e mezza per abitante: si attestano a 12 milioni gli italiani che navigano dal cellulare (e con i problemi di traffico al “collasso”, come sottolineato nella Relazione dello scorso anno). Invece “nella rete fissa la situazione è più stagnante, sebbene oltre 5 milioni di linee siano attive in unbundling e nonostante il miglioramento della qualità della rete. La penetrazione del 22% della banda larga fissa migliora il dato del 20,6% dello scorso anno ma rimane indietro rispetto alla media Ue del 26,6%“.  Il problema non è solo infrastrutturale, ma anche culturale: “il modello della connessione dal computer fisso ancora non si afferma: non ci si abbona alla banda larga anche quando è disponibile e spesso anche con tariffe promozionali convenienti“, anche perché il fondamentale gap culturale e di alfabetizzazione informatica digitale dell’Italia è il grosso problema.

Infine, il vero scoglio è il Cultural divide, il divario dell’analfabetismo digitale: la Rete in Italia vede primeggiare Facebook e pirateria, ma non coglie tutte le più profonde opportunità del Web, a iniziare da e-gov e PA online, fermi nell’uso a percentuali modeste.

Anche se ci sono ombre nell’operato dell’AgCom, in merito alla controversa delibera sul diritto d’autore (che divide Fimi, da una parte, e associazione consumatori dall’altra), su una cosa possiamo tutti concordare. L’allarme dell’AgCom su banda larga, rischio collasso delle reti e urgenza di una vera asta WiFi, è condivisibile. In Italia si rischia di non arrivare in tempo con gli obiettivi dell’Agenda Digitale UE. Speriamo che chi di dovere raccolga l’allarme per voltare, finalmente, pagina. Dopo troppe parole, spese nell’ultimo decennio, non ci resta che aspettare i fatti.

Banda larga, AgCom chiede di cambiare passo
Banda larga, AgCom chiede di cambiare passo
Autore: ITespresso
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