AgCom: Reti Ngn in ventiquattro pagine segrete. Per la banda larga in Italia

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AgCom e l'ultimo miglio

L’AgCom sta per dettare le regole del gioco nel passaggio alle Reti Ngn. Previsti tre gruppi (o Cluster) divisi per aree geografiche. La migrazione dal rame alla fibra punto per punto

IlSole24Ore.com anticipa le regole dell’AgCom per le reti Ngn. Si tratta di 24 pagine e i 200 allegati top secret redatti dal Comitato Ngn dell’AgCom. Il report scommette su due pilastri: rete aperta; e parità di accesso fra operatori alternativi e Telecom Italia. Secondo il quotidiano finanziario, ad aprire il report sono le “Procedure di migrazione dal rame alla fibra“: la geografia delle reti prevede tre gruppi (o Cluster). Il “primo cluster” (a massima profittabilità, come Milano e Roma, dove sarà massima la concorrenza fra gli operatori ), il “secondo cluster”” (a media prifittabilità dove il mercato non arriva con tutte le sue forze) e infine le zone dove il mercato andrebbe in rosso.

Nelle zone del primo cluster gli operatori si fanno concorrenza. Nelle zone del secondo gruppo il mercato ha bisogno di un “aiuto” (cooperazione enti pubblici territoriali, con partner pubblico-privati o solo finanziamenti privati): la rete qui sarà una sola e la concorrenza avverà sui servizi. Infine nelle aree del terzo gruppo, dove il mercato fallirebbe, ma dove vivono 7,5 milioni di cittadini italiani.

La prima fase transitoria viene definita Overlay, mentre la seconda fase è detta di Total replacement. Nella prima fase la rete tradizionale in rame mantiene l’operatività e convive con l’upgrade della rete ottica. La fase di Total replacement rimpiazzerà progressivamente la rete in rame con la nuova in fibra ottica. Ma la decisione di sostituire la rete in rame con quella in fibra ottica è una scelta esclusiva di Telecom Italia.

Il Comitato NGN Italia vuole tutelare il diritto (di tutti gli operatori coinvolti dal processo di migrazione) di comprare da Telecom Italia un accesso wholesale sostitutivo del rame: a condizioni equivalenti al servizio sostitutivo. Ciascun operatore dovrebbe farsi carico dei costi della migrazione relativi alle parti di propria competenza. A prescindere dal tasso di ammortamento già raggiunto dagli impianti in dismissione.

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