AgCom vede la Rete italiana in serie B

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Corrado Calabrò, presidente di Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni), in audizione in Parlamento ha spiegato che Internet in Italia è a metà del guado. Quali interventi prevedere sugli Over-the-top

La Rete in Italia vede primeggiare Facebook e pirateria, ma non coglie tutte le più profonde opportunità del Web. Secondo Corrado Calabrò, presidente dell’AgCom, in Italia Internet è sinonimo di Facebook o pirateria, mentre rimangono poco sfruttati i servizi della PA online, di e-government eccetera. L’altra metà del Web rimane in ombra per i cyber navigatori italiani. Lo ha detto Corrado Calabrò, presidente di Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni), oggi in audizione in Parlamento a presentare la Relazione annuale dell’Authority.

AgCom ha già un anno fa lanciato l’allarme collasso: “Non solo la rete fissa, ma pure quella mobile rischiano di trovarsi su dead ends“. Indifferibile è dunque l’asta frequenze: “Piu’ che mai necessaria, piu’ che mai indifferibile, e’ dunque la gara per l’assegnazione di ulteriori frequenze alle telecomunicazioni mobili prevista dalla Legge di Stabilita’ 2011“. L’AgCom chiede al governo uno sforzo per gli incentivi per le emittenti private: “condizione fondamentale per il successo della gara e’ pero’ la disponibilita’ in tempi ravvicinati di frequenze da assegnare, liberando senza indugi quelle ancora occupate dal Ministero della Difesa e dalle televisioni private, e prevedendo anche degli incentivi per la liberazione anticipata“.

La banda larga italiana è sull’orlo della retrocessione in serie B“: “La percentuale di abitazioni connesse alla banda larga (fisso e mobile) è inferiore al 50%, a fronte di una media europea del 61%“; aggiungendo che “esiste ancora un 4% di digital divide da colmare, cui si aggiunge circa il 18% della popolazione servita da adsl sotto i 2 Mbit al secondo“. Tutto ciò “potrebbe anche precludere all’Italia la possibilità di estendere il servizio universale alla banda larga“. Parole forti, pronunciate all’indomani della chiusura di Franco Bernabé nei confronti del Tavolo Romani per le reti Ngn.

L‘Italia delle Tlc va a due velocità. Da una parte c’è una sim e mezza per abitante: si attestano a 12 milioni gli italiani che navigano dal cellulare (e con i problemi di traffico al “collasso”, come sottolineato nella Relazione dello scorso anno). Invece “nella rete fissa la situazione è più stagnante, sebbene oltre 5 milioni di linee siano attive in unbundling e nonostante il miglioramento della qualità della rete. La penetrazione del 22% della banda larga fissa migliora il dato del 20,6% dello scorso anno ma rimane indietro rispetto alla media Ue del 26,6%“.  Il problema non è solo infrastrutturale, ma anche culturale: “il modello della connessione dal computer fisso ancora non si afferma: non ci si abbona alla banda larga anche quando è disponibile e spesso anche con tariffe promozionali convenienti“, anche perché “il fondamentale gapculturale e di alfabetizzazione informatica digitale dell’Italia è innanzi tutto “.
In quanto all’attuale scottante polemica sugli Over-the-top (Facebook, Apple e Google), in cui i Big IT sfruttano il bello della banda ultra larga senza sostenerne i costi (tutti a carico degli operatori), Corrado Calabrò spiega che le Autorità di controllo potrebbero prendere provvedimenti mirati ad armonizzare “la distribuzione dei ricavi nella filiera di Internet“. Oggi le Telco fanno gli investimenti nella rete, mentre gli Over-the-top si spartiscono gli ingenti ricavi (derivanti dall’advertising), guadagni che non vanno alle Tlc, costrette però a contunui, costosi upgrade infrastrutturali: “I nuovi soggetti sviluppano servizi ad alto margine e non pagano agli operatori di telecomunicazione un pedaggio proporzionato al valore che estraggono dalla rete, proprio nel momento in cui gli operatori avrebbero maggior bisogno di risorse per investire nelle reti di nuova generazione“. Per concludere che serve un riequilibrio: a partire dalla “ricerca di accordi tra le parti, anche sul livello di servizio, con la trasparenza necessaria per garantire i diritti degli utenti. In difetto, il problema passerà sulle spalle del legislatore e del regolatore“, che potrebbe passare all’intervento diretto.

In ambito Tv Mediaset sorpassa Sky nel 2010 e riconquista lo scettro, mentre Rai è terza nei ricavi del settore tv.

AgCom all'audizione in Parlamento
AgCom all'audizione in Parlamento
Autore: ITespresso
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