Agenda Digitale avanza nella UE, ma Italia indietro

AziendeMarketingMercati e FinanzaWorkspace
Banda larga, la UE deve accelerare per attuare l'Agenda Digitale 2020
0 0 Non ci sono commenti

Il ritardo italiano si misura soprattutto sotto il profilo delle competenze digitali. Ma il 50% degli italiani non ha “e-skills sufficienti”, sebbene un numero in aumento di figure professionali comporti l’esigenza di una formazione digitale. L’app economy in Europa da sola potrebbe generare un milione in più di posti di lavoro

L’ultimo rapporto Digital Agenda Scoreboard fotografa lo stato di avanzamento dell’Agenda Digitale in Europa, scoprendo che nella UE i progressi si notano, ma il 60% degli italiani non ha sufficienti competenze digitali. Dall’ultima istantanea sulla digitalizzazione nei Paesi dell’Unione europea, emerge che gli e-skills degli italiani sono a livelli bassi o nulli. Il divario italiano rispetto al resto dell’Europa si misura in un solo dato: 56% di tasso di penetrazione di Internet contro il 90% dei Paesi Nordici, i primi della classe. Siamo sotto i livelli della media europea del 2010, con un ritardo misurabile in quattro anni almeno.

Il report afferma che 95 delle 101 azioni previste sono allineate con gli obiettivi di fine 2015, ma il tasso di utilizzo di Internet nei Paesi dell’Unione europea è passato dal 60%  del 2010 al 72% di fine 2013. Progrediscono Grecia, Romania Repubblica Ceca e Croazia. Miglioramenti si osservano anche nelle capacità e competenze digitali nelle fasce basse di popolazione, con bassa scolarità ed occupazione. Ma il 50% degli italiani non ha “e-skills sufficienti”, sebbene la penetrazione verticale di Internet nei mercati sia tale da richiedere know-how digitale in un numero in aumento di figure professionali. Ed è un gran peccato, visto che, secondo la Commissione europea, a cavallo tra il 2015 ed il 2020 potrebbero mancare solo in Italia 180mila posti nel ruolo di programmatori informatici, consulenti: l’assenza di abilità IT è associata a posti vacanti, il che è un paradosso in un Paese ad altissima disoccupazione giovanile.

Capitolo e-commerce e banda larga: il 47% dei cittadini europei fa shopping online, in rialzo del 10% rispetto al 2010. Il commercio elettronico dovrebbe agganciare l’obiettivo fissato del 50% per il prossimo anno, anche se appena il 14% aziende con meno di 250 dipendenti ha avviato un’attività di e-commerce.
In tema di connessione a Internet, il 100% degli europei è coperto e il 4G in un solo anno è più che raddoppiato dal 26 al 59%, ma miglioramenti sono tuttora possibili.

In Italia, per esempio, la penetrazione della banda larga fissa è al 99% della popolazione, ma è ferma all’88% nelle aree rurali, dove per altro la diffusione è auspicabile per spingere l’e-commerce e non solo. Ma il vero ritardo è nel bandwith divide: le reti di nuova generazione, con velocità ad almeno 30 Mbps stentano ad arrivare al 21% delle abitazioni, contro una media europea del 62%.

Il ritardo nel know-how digitale è un problema, secondo Neelie Kroes, commissario uscente alla Digital Agenda: “Abbiamo trovato una soluzione per quanto riguarda l’accesso a Internet. Ma persiste il ritardo nelle abilità digitali. A meno che non facciamo tutti uno sforzo, rischiamo l’emergere in Europa di una classe che da un punto di vista digitale è analfabeta“. Il 26% delle famiglie senza banda larga non può permettersi un abbonamento alla Rete, ma il 37% adduce il ritardo all’analfabetismo telematico.

Gli italiani che hanno utilizzato un servizio di e-government negli ultimi 12 mesi sono solo il 21%, la metà rispetto all’Europa. Quelli che hanno compilato un modulo digitale si fermano al 10%, ancora una volta la metà della media UE.

Lo stato dell'Agenda digitale e degli e-skills in Europa
Lo stato dell’Agenda digitale e degli e-skills in Europa

Questi dati, seppur in generale buoni (riassumiamoli: 72% di utenti europei che accedono alla Rete regolarmente; banda larga al 97% di copertura, Ngn a 30 Mbps al 62% – contro il 21% italiano -, Lte al 59% – 39% in Italia – e solo un 20% di cittadini che non si è mai connesso) lasciano alcuni dubbi in merito alla possibilità di creare una Silicon Valley europea, secondo Reuters. Creare una nuova generazione di startup richiede una popolazione con e-skills mature e abilità digitali evolute.

L’Unione europea ha lanciato Startup Europe Partnership (SEP) e ha messo sul piatto 80 miliardi di euro da investire in ricerca ed innovazione nei prossimi sei anni. Ma per aumentare la competizione ed assicurarsi che lEuropa non rimanga indietro nella corsa globale nell’ICT, bisogna fare di più, almeno per diffondere più profonde competenze digitali.

Ad aprile risultavano recensite 1227 startup innovative in Italia: i passi avanti rispetto un anno fa sono innegabili, ma non basta. Serve un’accelerazione nell’Agenda Digitale italiana, per il ruolo propulsivo che si propone di avere nel rilancio dell’economia.

Un’altra area che potrebbe ipotecare la nascita di una Silicon Valley europea riguarda le normativa sulla protezioni dei dati: laffaire sul diritto all’oblio, che sta rendendo kafkiana la situazione di Google e dei motori di ricerca in Europa, è solo la punta dell’ice-berg. La (giusta) tutela della privacy come alibi per frenare l’innovazione è sotto i nostri occhi. Ciò che manca in Europa è la “consistency in regulation”, quello che ha permesso alla Finlandia di diventare patria di startup di successo come Rovio con il suo ubiquo Angry Birds.

28 differenti regimi legislativi, uno per ciascun Paese UE, obera le startup di costi fissi, mangiando fino a metà dei loro budget, secondo Conference Board business research association.

Infine il settore delle Telco è frammentato in Europa, con troppi provider e un’infrastruttura distante dal risultare integrata: senza un unico mercato delle Tlc (single market of telecoms) la UE non può farcela. La penetrazione 4G, nonostante il progresso negli ultimi mesi, è stata lenta. E la frammentazione del mercato non è solo un ostacolo sotto il profilo di costi associati, bensì un macigno nell’accesso alla finanza. Le startup preferiscono spostare i quartier generali dall’Europa agli USA. I finanziamenti inadeguati sono il principale freno all’innovazione.

Neelie Kroes si è impegnata ad abbattere le barriere nazionali, per armonizzare le normative e spingere su investimenti e creazione di posti di lavoro. La fine del roaming dal 2016 viene visto con favore da imprenditori digitali e cittadini europei.

L’app economy in Europa da sola potrebbe generare un milione in più di posti di lavoro e contribuire con 63 miliardi di euro all’economia continentale dal 2018, in crescita rispetto ai 17.5 miliardi di euro del 2013.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore