Agenda Digitale azzera il Digital Divide entro il 2013

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Il Decreto Semplificazioni porta in dote 11 mozioni, approvate in Parlamento. L’Agenda Digitale del governo Monti darà l’addio al Digital Divide: Internet per tutti entro il 2013

Sta per finire lo “scandalo italiano” dell’Apartheid digitale. Entro il 2013 l’Agenda Digitale eliminerà il Digital Divide (divario digitale), grazie alle 11 mozioni al Decreto Semplificazioni approvate dal Parlamento, con voto bipartisan. L’approvazione delle mozioni, con cui sembra che l’Italia darà l’addio al divario digitale entro l’anno nuovo, rientra nella politica di allineamento dell’Italia con l’Agenda Digitale UE, presieduta da Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea. Il Digital Divide italiano affligge il 6% della popolazione, tagliato fuori da ogni tipo di connessione, mentre la banda larga italiana è stata bocciata anche dall’Istat). Ma in Italia pesa anche il divario culturale (Cultural Divide): ben il 40% non si collega, ma si segrega in un digital divide “volontario”, perché non capisce a che cosa serva Internet, e dunque rinuncia volontariamente al Web. Eliminare quest’altro divario, sarà compito dell’Agenda Digitale propriamente detta.

L’agenda digitale è prioritaria per il Paese, perché l’ICT moltiplica la crescita con fattore 2X. Quando pervade l’attività economica e entra nella PA contribuisce a fare emergere il sommerso, rendendo trasparente il sistema. L’Italia però è in ritardo: poco più del 50% delle famiglie ha il Pc e Internet, ci sono in Italia 20 milioni di smartphone ma non hanno conquistato tutti gli strati della popolazione, l’80% delle imprese dispone di Internet, ma la Rete non è entrata in tutte le attività del ciclo produttivo. Internet ormai vale il 3% del Pil (dalla ricerca del Boston Consulting Group “Fattore Internet: come internet sta trasformando l’economia italiana”). Per ogni euro investito nelle rete, se ne generano 2,5 di indotto.  E il 10% in più di banda larga farebbe crescere il PIL dell’1-2%.

I ritardi italiani sia nelle reti che nell’alfabetizzazione telematica, sono cronici e ben noti, misurati da molteplici classifiche internazionali. Anche Eurostat, Akamai, Wef, Ftth, Istat, ancora Eurostat, Oecd, Ofcom, Università di Oxford per Cisco hanno classificato l’Italia fanalino (quasi) di coda in tutte le classifiche internazionali sulla banda ultra larga. Boston Consulting Group ha fonito i numeri dell’economia digitale al WEF  di Davos: l’economia digitale legata ad Internet nei paesi del G20 sorpasserà la soglia dei 4mila e 200 miliardi entro il 2016 con 3 miliardi di utenti connessi l’Italia.

In Rete ferve però la polemica perché, se forse sta per finire questo scandalo (di un’Italia divisa in due, fra chi è connesso e chi no), la Rai impone il canone per computer e smartphone. Un “salasso” che le aziende si sarebbero risparmiate.

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Addio al Digital Divide entro il 2013
Autore: ITespresso
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