Le quattro criticità sul percorso dell’Agenda Digitale

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Quattro criticità sono di ostacolo all’attuazione dell’Agenda Digitale in Italia. I passi da compiere per instradare l’Italia sul percorso dell’innovazione

In attesa di conoscere la Digital Agenda europea (Going Local III), verso Digital Agenda Assembly 2012 (“DAA12”), che si terrà a Bruxelles i prossimi 21-22 giugno, facciamo il punto sull’Agenda Digitale italiana. L’Italia è in grave ritardo, come emerge da tutte le classifiche internazionali (ultima in ordine di tempo l’e-Intensity Index 2012 sul Digital Divide a cura del Boston Consulting Group – BCG).Ma l’ ICT serve a rendere la pubblica amministrazione (PA) più efficiente e per migliorare la qualità della vita dei cittadini, rafforzando la competitività delle imprese locali sul mercato internazionale.

In questi mesi il Governo Monti ha creato l’Agenzia per l’Italia digitale. Secondo diversi osservatori l’Agenzia ha un difetto: invece di riportare direttamente alla presidenza del Consiglio, al momento è legata ai diversi ministeri che dovrebbero interessarsi ai temi dell’innovazione digitale. Ma un legame diretto con la Presidenza del Consiglio sarebbe stato auspicabile.

Nel Decreto legge, contenente “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese“, il governo Monti ha adottato ufficialmente l’Agenda digitale. Ma adesso bisogna evitare due rischi: il rischio di interventi parziali, disarticolati e dalla veduta corta, ma, al contrario, è giunta l’ora di mettere in campo una vera e coerente strategia per l’e-government; in secondo luogo, il rischio di un percorso incoerente: vanno esplicitate le responsabilità, affinché non succeda che venga bypassata la neonata Agenzia Digitale, attraverso atti congiunti ministeriali.

In attesa della conversione in legge del Decreto sull’Agenda Digitale, sperando che nell’iter parlamentare l’impianto non venga rimaneggiato e ridimensionato, vanno sottolineate quattro criticità. Innanzitutto, serve una governance dell’innovazione: compiti, strumenti di intervento e risorse economiche dell’ Agenzia Digitale vanno esplicitati in modo chiaro e puntuale. L’Agenzia deve essere posta al centro dei processi normativi e dei regolamenti sull’innovazione digitale; l’Agenzia deve essere legata, direttamente, al Governo e alla presidenza del Consiglio.

In secondo luogo bisogna assunere una visione strategica, da declinare, a sua volta, con la capacità progettuale in tema di innovazione digitale. In poche parole, l’Agenzia e il governo devono definire e promuovere gli obiettivi e stabilire i criteri di giudizio e i parametri decisionali per le scelte che verranno adottate nel corso dei programmi specifici.

Al terzo punto, è indispensabile stabilire unnuovo rapporto fra Stato, Regioni ed enti locali. Soltanto un nuovo modello di collaborazione (e di riordino di competenze) tra i diversi livelli dello Stato e delle PA, consentirà di evitare la sovrapposizione di competenze, superare i conflitti e di scongiurare la paralisi e la lentezza. Proprio ciò che ha impedito finora all’Italia di adottare un vero e-government all’altezza con il resto d’Europa.

Infine, l’ultima criticità da affrontare: è urente una normativa che favorisca l’innovazione digitale diffusa. Bisogna lavorare in armonia con l’Unione Europea, su temi scottanti quale quello dell’Iva sui prodotti digitali e all’e-commerce. In accordo con la UE, bisogna mettere in campo, in modo organico e coerente, misure che promuovano e rendano economicamente conveniente l’uso dei canali digitali rispetto a quelli tradizionali. In quest’ottica, va rivista anche la tutela della privacy, affinché non interferisca nell’interazione tra diverse pubbliche amministrazioni. È necessario evitare che normative a protezione del cittadino diventino un ostacolo ai processi di innovazione digitale, com’è purtroppo successo in passato. [Fonte: Alfonso Fuggetta  per Lavoce.info]

Agenda Digitale: le criticità da affrontare @ shutterstock

Agenda Digitale: le criticità da affrontare

A queste criticità, ci permettiamo di aggiungere un altro tema d’attualità: quello degli e-book a scuola. Basterebbe rendere obbligatori i “libri digitali” a scuola per compiere un’innovazione immediata. ThinkInnovation, diretto da Roberto Masiero, propone l’abrogazione dei libri di testo come metafora: “Tra le tante proposte che erano state avanzate in sede di consultazione pubblica online per l’Agenda Digitale e che adesso sono state ripresentate come proposte di emendamento al decreto Crescita 2.0 (ex Digitalia) nel corso della Consulta Permanente dell’Innovazione svoltasi il 23 ottobre, ce n’è una (non la sola) che ha delle caratteristiche che vanno oltre il merito, e la identificano come metafora del cambiamento possibile, e allo stesso tempo difficile da realizzare per le grandi resistenze che deve superare. Si tratta della proposta di abrogare l’adozione dei libri di testo scolastici, consentendo ai docenti la scelta dei contenuti didattici di riferimento integrandoli tra quelli disponibili in rete, accessibili in forma gratuita o a pagamento, quelli realizzati da altre scuole e quelli realizzati (o da realizzare) dall’istituto stesso”. ThinkInnovation conclude: “L’esempio dell’adozione dei libri di testo è solo uno dei tanti che rivela alcune contraddizioni presenti nell’attuale Agenda Digitale. Con provvedimenti molto innovativi (sui dati aperti, sulle comunità intelligenti) e altre aree quasi al palo (alfabetizzazione digitale, commercio elettronico). Un decreto a cui manca una strategia, una definizione complessiva progettuale, forse il coraggio necessario per il cambiamento radicale evocato dallo stesso presidente Monti. Ma il decreto può ancora essere cambiato. E per questo occorre seguire con attenzione il passaggio parlamentare, con rigore e passione. Perché l’occasione non vada perduta“.

Autore: ITespresso
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