Aica e Federprivacy promuovono il Privacy Officer

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Il Privacy Officer ha il compito di evitare all’azienda multe e risarcimenti per trattamento illegale di dati

Al Security Summit 2015, il Garante della Privacy italiano, Antonello Soro, ha auspicato la nomina di un Security Officer in ogni azienda, sottolineando l’esigenza della protezione dei dati e delle reti come “il punto più alto della sicurezza del nostro Paese”. Adesso anche Aica e Federprivacy promuovono il Privacy Officer. Le due Associazioni per l’acquisizione degli skill giuridici e informatici dei Professionisti della Data Protection, hanno siglato un accordo quadro in vista dell’imminente normativa europea.

Aica e Federprivacy promuovono il Privacy Officer
Aica e Federprivacy promuovono il Privacy Officer

A maggio è previsto il rush finale per approvare il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati, che potrà generare un fabbisogno stimato sul mercato tra i 25.000 ed i 70.000 privacy officer. Sul fronte del lavoro si tratta di una buona notizia. Ma, per poter avvantaggiarsi delle nuove opportunità di lavoro nella data protection non sarà sufficiente avere le sole conoscenze della normativa privacy, ma sarà necessario possedere competenze sia giuridiche che informatiche.

Il Privacy Officer, figura mutuata dagli USA e già presente in 15 nazioni dell’Unione Europea, deve “presidiare le modalità di trattamento, conservazione e gestione dei dati personali e delle informazioni evitando all’azienda multe e risarcimenti per trattamento illegale di dati personali o effettuati senza la necessaria diligenza”.

Il progetto congiunto delle due Associazioni, prevede la promozione di sistemi per l’acquisizione delle conoscenze, abilità e competenze necessarie per le attività di sicurezza e privacy in ambito ICT, con riconoscimento da parte di Federprivacy di crediti formativi ai sensi della Legge 4/2013 per i professionisti membri, ed una serie di attività atte a realizzare e diffondere la cultura della privacy nel contesto nazionale. A livello professionale, si concentrerà invece sullo sviluppo di azioni adeguate per favorire l’acquisizione delle competenze richieste sia dalle leggi nazionali ed europee, che dallo stesso mercato delle professioni” spiega una nota.

Dato che la maggioranza dei flussi di dati circola ormai attraverso pc, social network e siti web, tablet, smartphone, ed altri device mobili, è fondamentale che gli addetti ai lavori abbiano dimestichezza con gli strumenti informatici comuni dell’era digitale – dichiara il presidente di Federprivacy Nicola BernardiPer questo, la sinergia con AICA sarà un importante veicolo di scambio ed arricchimento scientifico trai membri delle due associazioni. Per quanto ci riguarda, non possiamo concepire un Privacy Officer burocrate con competenze esclusivamente giuridiche, ma sono fondamentali anche gli skill informatici. Non vogliamo far passare il messaggio che si tratti solo di una figura imposta per legge, ma deve piuttosto essere un professionista dinamico e competente, che sia riconosciuto come un indiscutibile valore aggiunto dall’azienda che lo ingaggia.”

L’obiettivo di AICA è indicare e valorizzare le conoscenze e le competenze informatiche da cui anche il Privacy Officer non può esimersi, soprattutto nell’attuale contesto dove le tecnologie assumono una importanza sempre più rilevante sia nella conservazione di dati e informazioni (big data) sia nella sempre più vasta possibilità di distribuzione ed accesso alle informazioni stesse sulle reti e sui device mobili. Anche se il nostro Paese è in posizione arretrata nei termini di digitalizzazione in Europa la gran parte dei dati che circolano in un’organizzazione derivano comunque da fonti digitali e va quindi trattata secondo le procedure e le modalità tipiche della disciplina informatica. Il professionista della privacy non sfugge a questa esigenza, anzi, in considerazione della sensibilità dei dati, la sua competenza deve estendersi necessariamente ai rischi (e alle opportunità) del trattamento digitale in un mondo sempre più interconnesso e dove il paradigma ‘cloud’ si va rapidamente proponendo per la sua efficacia e praticità.” conclude Giulio Occhini, Direttore di AICA.

Autore: ITespresso
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