Al voto l’emendamento Fava: la SOPA italiana penalizza l’economia digitale

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Confindustria Digitale chiede la soppressione dell’emendamento Fava. La versione italiana di SOPA ipoteca lo sviluppo dell’e-commerce e dell’economia digitale

Oggi va al voto l’emendamento Fava, già passato in commissione, e noto come la “SOPA all’italiana”. Confindustria Digitale chiede la soppressione dell’emendamento Fava in quanto ipoteca e penalizza lo sviluppo dell’economia digitale.  Per Confindustria Digitale l’emendamento non solo è dannoso, ma anche inutile: l’ordinamento già garantisce il perseguimento dei reati legati alla contraffazione, che rientrano nell’ambito del diritto penale, ma l’emendamento introdotto dall’on. Fava (art.18) avrebbe un impatto depressivo sul nascente mercato dell’e-commerce in Italia e in genere sulle opportunità di sviluppo che offre il web. L’emendamento ipoteca l’economia digitale che è stata al centro del dibattito al WEF di Davos, per le promesse di crescita, e su cui si focalizza anche l’Agenda Digitale, appena entrata fra le priorità del governo Monti. L’emendamento Fava sarebbe un boomerang, oltretutto inutile in quanto “La legge, infatti, impone agli operatori di segnalare alle autorità le notizie di violazione che ricevono da parte di chi si qualifica come titolare dei diritti ed, essendo la repressione dei reati e le relative indagini prerogativa esclusiva della magistratura, non è consentita alcuna surroga da parte dei privati”.

Riporta Confindustria Digitale in una nota: “Tutto il settore dell’Ict è unanime nel chiedere al Parlamento di considerare la soppressione dell’articolo introdotto dal cosiddetto emendamento Fava nella Legge comunitaria” (…) “a favore dello sviluppo dell’innovazione tecnologica, della diffusione dell’e-commerce e delle piccole e medie imprese italiane, in un contesto che confermi la coerenza e la compatibilità della normativa italiana a livello nazionale ed europeo, anche in considerazione del preannunciato processo di revisione della direttiva comunitaria che ha dettato il quadro giuridico per il commercio elettronico”.

La norma renderebbe i fornitori di servizi di comunicazione responsabili della condotta dei propri clienti, costringendo gli operatori dei servizi di comunicazione elettronica  a “mettere in atto un inaccettabile controllo dei contenuti che passano sulle reti, conducendo di fatto a un sistema di censura preventiva, che oltre a ledere i diritti dei cittadini, metterebbe in serio pericolo gli investimenti industriali nel settore dell’informazione online e della commercializzazione di contenuti ”.

Dallo studio Fattore Internet, commissionato da Google, si stima che nel 2015 l’Internet economy italiana è destinata a raddoppiare: costituirà tra il 3,3% e il 4,3% del PIL, pari a circa 59 miliardi di euro. Per ogni euro di crescita del PIL italiano da qui al 2015, in media 15 centesimi saranno trainati da Internet. A meno che normative anti-Web non si frappongano ad ostacolo della crescita di Internet.

Anche Agorà Digitale ed altre 400 associazioni, giornalisti, blogger, imprenditori hanno già firmato la petizione contro il voto sull’emendamento dell’onorevole Fava. Mentre la UE si interroga sulla necessità di ACTA(contro cui si stanno muovendo molte associazioni europee), l’Italia rischia di inciampare sul voto dell’emendamento Fava. Su Facebook è stata creata la pagina #nofava.

Fava pro SOPA
Tutti contro la SOPA all'italiana
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