Allarme: Cultura digitale a bassa risoluzione

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Il concetto di made in Italy una volta si accompagnava all’immaginario dell’arte italiana, Michelangelo, Leonardo e i nostri mille monumenti. Ma online dovremo accontentarci di opere sfocate. A bassa risoluzione. Degradate.

La Siae, con la complicità del Parlamento italiano, ha messo una seria ipoteca sul copyright sul Web: la cultura digitale italiana deve essere

degradata. Cosa voglia dire esattamente è poco chiaro: è in corso un dibattito fra giuristi ed esperti di multimedia, dopo che il Senato ha approvato l’emendamento una notte, in sordina, prima di Natale. In Italia a giorni sarà vietata la libera pubblicazione di opere in Rete

Nella notte tra il 21 ed il 22 dicembre la VII Commissione del Senato ha votato un emendamento all’art. 70 della legge sul diritto d’autore aggiungendo un nuovo comma che recita: “1-bis. E’ consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro“.

E aggiunge: “Con decreto del Ministro per i beni e le attivita` culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma“.

L’Italia festeggia il 2008 con l’amaro in bocca, introducendo un comma ancronistico nella produzione di contenuti nell’era digitale di Internet. Con la prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la cultura digitale made in Italy sarà a bassa risoluzione.

L’Italia non sa cosa sia il Web: dopo la Legge Urbani e continui attacchi alla cultura digitale, un’altra tegola cade sulla testa degli utenti, dei blogger e degli editori online.

Se la cultura digitale sarà a bassa risoluzione (qualunque cosa voglia dire un a simile locuzione: il dibattito è aperto), sarà il nostro Web degradato. Sarà degradato, sfocato e poco lungimirante il nostro immaginario collettivo online. Per un futuro in Rete da miopi.

Autore: ITespresso
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