All’Italia serve una ricetta IT scaccia-crisi

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Assinform ha tagliato le stime per il 2011: il mercato IT è in calo dell’1.7%. Nella classifica Global Innovation Index (GII), redatto dalla prestigiosa Business School of the World Insead, l’Italia è penultima in Europa per innovazione, superata solo dalla Grecia. L’Italia arranca su troppi fronti e non coglie le opportunità dell’IT per crescere. Ma segnali in controtendenza, per fortuna, non mancano: l’Asta Lte è andata meglio del previsto; l’Italia sale di un gradino in competività IT e nel nostro paese gli smartphone sono 20 milioni. In attesa di un’Agenda Digitale, l’Italia deve trovare la bussola per crescere, uscendo dalla crisi in innovazione in cui è piombata. I processi innovativi in ICT aiutano la crescita dell’Italia.

Per Assinform è crisi del mercato IT in calo dell’1.7%. La crescita ormai è un miraggio, e i numeri ormai sembrano un bollettino di guerra: hardware in pesante flessione del 4,1% (con il crollo dei Pc desktop a -9,7% e la caduta libera dei notebook a -14,6%). Il software è fermo al palo (leggera crescita dello +0,3%), solo i tablet e e la banda larga crescono in controtendenza: i tablet volano a tripla cifra (con un incremento del 347% a quota 398.000 unità vendute); la banda larga, in rialzo del 5,2% si attesta a quota 13.602.000 accessi.

L’autunno nero è registrato anche dal mercato Tlc, in calo del 2,7% (servizi Tlc in declino del 2,8%, terminali -0,8%; infrastrutture -3,3%, crescono in controtendenza solo i Vas mobili +6,8% e si salvano i fissi +2,1%). L’unica buona novella, a parte i tablet, è la crescita della banda larga. In un paese UE, arretrato nell’innovazione e da anni fanalino di coda nella broad band, significa che piano piano si cerca di colmare il divario digitale che separa l’Italia dal resto d’Europa. Sul mercato IT pesa l’effetto depressivo della manovra recessiva di agosto: “A fronte delle caratteristiche recessive della manovra finanziaria di agosto, infatti, siamo stati costretti ad aggiornare le stime sul trend del settore nell’anno, individuando un range che va da una riduzione della domanda It di -1,2% nell’ipotesi più favorevole e a un -2,8% in quella pessimista ha detto Paolo Angelucci, presidente di Assinform.

Angelucci ha adoperato parole severe per descrivere il mercato IT italiano: “La crisi dell’Ict ipoteca le capacità di crescita: il Decreto Sviluppo scommetta sulla digitalizzazione del Paese“. Che cosa serva in questa congiuntura difficile, è presto detto per Assinform: “Risorse non preventivate dell’asta sull’Lte dovrebbero essere impiegate per rilanciare i progetti di dematerializzazione della Pa e per generare nuovi investimenti delle imprese. Bisogna far partire realmente gli investimenti sulla banda ultralarga, privatizzazioni delle società pubbliche di Ict, pagamenti certi, aggregazione delle imprese per condividere servizi e infrastrutture avanzate,  regole concorrenziali e trasparenti per garantire il ritorno delle investimenti in Ict”.

Ma non sono solo le cifre di Assinform a preoccupare. La Business School of the World Insead boccia l’Italia, in tema di innovazione e sviluppo economico. L’Italia è solo 35esima secondo il Global Innovation Index (GII) stilato dalla business school francese. Ai primi posti di questa speciale hit-parade svettano Svizzera, Svezia, Singapore, Hong Kong e Finlandia, ma l’Italia ha un gap “incommensurabile” (senza un’Agenda Digitale) nelle sette voci, prese in esame dalla classifica: prodotti innovativi, infrastrutture, istituzioni, capitale umano e ricerca, produttività scientifica, accesso al credito e mercato degli investimenti.

La classifica copre 125 Paesi, corrispondenti al 93,2% della popolazione e al 98% del PIL mondiale. L’Italia è penultima in classifica, sorpassata da tutti i Paesi europei ad esclusione della Grecia, il paeese “ad un passo dalla bancarotta”. L’Italia arranca soprattutto in due capitoli: quello dell’accesso al credito e del mercato degli investimenti. InItalia “costa troppo avviare un’impresa (86° posto) e mantenerla in vita (per imposte e profitti siamo infatti al 119° posto); c’è una scarsa tutela dei debitori (97° posto) e pochi venture capitalist (62° posto). Con il 13° posto l’unica nota positiva è la velocità con cui vengono avviati i nuovi business” afferma ThinkInnovation.org.

L’Italia è penultima in Europa anche perché è al 53esimo posto nei finanziamenti alla scuola pubblica, al 61esimo per la qualità degli istituti di ricerca, al 47esimo nel settore di ricerca e sviluppo made in Italy, al 63esimo per la comunicazione tra le aziende e il mondo universitario. Ma lo scandalo è che manca un‘Agenda Digitale, tanto che l’Italia sprofonda all’all’80esimo nella diffusione delle tecnologie digitali nella Pubblica Amministrazione.

La PA Digitale? Per ora è un flop.  La School of Management del Politecnico di Milano archivia un decennio di e-government in termini tutt’altro che incoraggianti: “appena il 16% delle amministrazioni dà oggi la possibilità agli utenti di inoltrare online i documenti e meno dell’8% rende possibile avviare e concludere per via telematica l’intero iter relativo al servizio richiesto“.

Per quali motivi l’Italia arranca in tema di IT, innovazione? Mancano una cabina di regia e un approccio strategico. Pesa la “complessità legata alle differenti tipologie di competenze richieste – normative, organizzative, tecnologiche, comunicative – che rendono lo sviluppo dei progetti estremamente difficile anche per un ente ben organizzato”. Inoltre non c’è pianificazione: “Oltre il 40% degli enti che ha avviato un’iniziativa nell’ambito dell’archiviazione elettronica e conservazione sostitutiva ha dichiarato di aver riscontrato significative criticità sia nella gestione del progetto (per la complessità del cambiamento e per la difficoltà di programmare le attività) sia nell’interpretazione della normativa vigente in materia. La capacità di programmazione, combinata alla potenziale mutevolezza della classe politica, rischia in molti casi di vanificare gli sforzi di innovazione. “Meno del 60% degli enti si preoccupa di definire quali siano i costi per la manutenzione ordinaria delle soluzioni sviluppate e meno del 50% per quella evolutiva. Per questo, anche quando un’iniziativa di innovazione viene realizzata con successo, nel 40% dei casi vi è la possibilità che muoia dopo uno o due anni per mancanza di fondi“. I casi di eccellenza non mancano, ma solo grazie ai soggetti intermediari: banche, imprese, associazioni di categoria.

Segnali in controtendenza ci sono. L’Italia nella classifica di EIU sale dal 24° al 23° posto. Nella competitività l’Italia riesce finalmente a invertire la marcia: invece della flessione, registriamo un passo avanti. Lo studio EIU (Economist Intelligence Unit) di BSA sulla competitività dei settori IT di 66 Paesi, vede l’Italia progredire. La gara LTE si è chiusa con un miliardo di euro in più sulle cifre stimate in manovra. Il che significa che se l’Italia adottasse un’Agenda Digitale all’interno di un appriccio strategico e strutturato, potrebbe uscire dal tunnel.

Ma il fatto vero è che “l’Italia è in una crisi di innovazione”. Mentre dovrebbe essere chiaro che processi innovativi in ICT si ripercuotono favorevolmente sull’economia italiana.
Nessun segno di tutto questo si vede però nell’impietoso panorama dell’ICT nostrano del passato semestre di quest’anno come viene fotografato per tradizione da Assinform con l’aiuto di Netconsulting.

Secondo uno studio di AlixPartners, il settore tecnologico europeo si dirige verso una ristrutturazione di lungo periodo e un ulteriore consolidamento. La crisi economica minaccia il 44% delle aziende IT nel breve termine; il 56% dei ricavi totali è a rischio difficoltà. Finora il settore tecnologico ha resistito meglio degli altri settori alla recessione del 2009, registrando una cresita costante, ma le nubi all’oirizzonte non mancano neanche nell’Hi-tech. Il 44% rischia la bancarotta o il fallimento entro due anni, in mancanza dell’adozione di aggressive misure correttive. Ma la percentuale è in calo dal 49% nel 2009.
Non si arresta il processo di ristrutturazione nel settore: cresce la pressione suii fornitori tradizionali focalizzati sull’hardware a causa della crescente importanza della componente software e dell’aggressiva concorrenza dei nuovi produttori a basso costo dell’Estremo Oriente.

L’attività di M&A aumenterà nel corso del 2011/2012: pochi player alimenteranno i processi di fusione e acquisizione di società in difficoltà.

In attesa di un’Agenda Digitale, Confindustria Digitale chiede: lo spostamento di un po’ delle risorse derivanti dalla cessione statale delle frequenze LTE verso la digitalizzazione della PA; o la richiesta di inserire nel prossimo Decreto Sviluppo misure a favore dell’innovazione ICT.

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