Altroconsumo fa i conti in tasca alla Siae

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L’associazione consumatori si interroga su quanto costi e quanto sia attuale la Siae, nell’attuale mercato degli e-content. Personale Siae costosissimo e costi esagerati rispetto alla tutela del copyright in Usa e Uk. Oltre la metà degli iscritti tra gli autori musicali sono in perdita

Ad Altroconsumo la Siae pare uno spreco bell’e buono: il personale Siae è costosissimo, pesa per il 76% sui cont i della società autori ed editori, e i costi della macchina sono esagerati rispetto alla tutela del copyright in Usa e Uk. Infatti i paesi anglosassoni spendono il 17% in meno per il diritto d’autore, mentre la Siae costa 193 milioni di euro all’anno (e cos’ si spiega perché non riesce a rinunciare al famigerato bollino Siae, bocciato dalla Cassazione e dalla Corte europea).

Spiega Altroconsumo: “Dall’analisi del bilancio 2007 della Società, far funzionare la macchina costa complessivamente 193 milioni di euro, di cui il 76% solo per il personale. I l bilancio prevede costi superiori ai ricavi di oltre 30 milioni di euro. Si ottiene un pareggio contabile solo per la gestione finanziaria, considerata nel 2007 in attivo, nonostante fosse costituita, tra l’altro, da titoli Lehman Brothers“. Non proprio un ottimo investimento, alla luce del fallimento di ottobre.

E prosegue: “Un autore che si iscrive alla Società deve pagare 220 euro e ogni anno successivo rinnovare l’adesione con 91,50 euro. Si ha così diritto al controllo dell’utilizzo dell’opera, riscuotendone i diritti. Ma pensare di essere remunerati per la propria creatività in questo modo è un’illusione: secondo Giorgio Assumma, presidente Siae , oltre la metà degli iscritti tra gli autori musicali sono in perdita, cioè guadagnano meno, in diritti, di quanto spendano per l’iscrizione. E all’estero fanno meglio. Per un autore musicale, iscriversi a una società straniera è meno costoso, e si paga solo una volta: confrontare con PRS, in Gran Bretagna (costo: 10 sterline), Sacem in Francia (119 euro), Sgae in Spagna (15 euro)“.

Conclude l’associazione consumatori: “Le nuove tecnologie aprono orizzonti soprattutto ai nuovi autori e a chi non ha un contratto forte con una casa di produzione. Orizzonti che il sistema Siae, fondato nell’800, non è in grado di coprire, né in flessibilità, né in costi di accesso equi e competitivi. Con la campagna DirittodiRete Altroconsumo sta portando avanti le istanze dei consumatori nell’era del digitale. Autori e utenti non sono più soggetti distinti: produrre opere, distribuirle e fruirle è l’attività giornaliera per una moltitudine di consumatori online. L’autore che vuole vedere remunerata la propria creatività al centesimo, anche in Rete, ha bisogno di nuovi soggetti con nuovi strumenti di monitoraggio, realizzabili fin da oggi grazie ai sistemi digitali disponibili”.

Internet ha infine messo in discussione il sistema di distribuzione tradizionale dell’industria dei contenuti, e i suoi ritardi cronici ad adattarsi ai nuovi scenari della società dell’informazione. Un mercato digitale più equo, sostenibile ed innovativo potrebbe invece mettere in sintonia e sulla stessa lunghezza d’onda diritti digitali dei consumatori e diritti degli autori.

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Autore: ITespresso
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