Amazon dà il benservito a WikiLeaks, ma la Rete pensa alle contromosse

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WikiLeaks: La CIA spiava smartphone e smart tv

Amazon stacca la spina a WikiLeaks. Dissidenti del sito vogliono creare un’alternativa al portale di Julian Assange. Peter Sunde, noto come Brokep, ex portavoce della Baia dei Pirati, vuole un sistema di gestione dei nomi concorrente a Icann: per un Web democratico

L’affaire WikiLeaks tiene banco e non smetterà certo di far parlare di sé in tempi brevi (anche perché ha già annunciato una nuova “bomba” mediatica su una banca-zombie quotata a Wall Street). Amazon ha dato il benservito staccando la spina a WikiLeaks, anche se l’hosting sul cloud di Amazon non stava violando alcuna legge Usa, in quanto ospitare materiale è coperto dall’ombrello del Digital millennium copyright Act (Dmca). Secondo Roy Calo, del Center for Internet and Society della Università di Harvard, Amazon non sarebbe stata perseguibile per legge se avesse voluto continuare a ospitare Wikileaks sui suoi server.

Ma la Rete è già sul piede di guerra per salvare la “filosofia” di WikiLeaks. Come ha detto Daniel Ellsberg, la gola profonda dei Pentagon Papers (che nel ‘71 svelarono le bugie sul Vietnam al New York Times): “Ho aspettato 40 anni per vedere qualcuno che abbattesse i segreti di Stato in modo da cambiare il corso della storia“. Angelo o demone, Assange oggi è su tutte le prime pagine del mondo.

Ecco le alternative. Dissidenti del sito in contrasto con il fondatore Julian Assange, troppo nell’occhio del ciclone dopo il mandato di cattura internazionale, vogliono lanciare un sito differente ma affine: un’alternativa, non in competizione (il portale è ancora senza nome), ma ad occuparsene sarà anche il tedesco Daniel Domscheit-Berg, già portavoce di WikiLeaks, sotto lo pseudonimo di Daniel Schmitt.

Decentrare, insomma, è importante per salvare le informazioni libere. Per mantenere una reale libertà di espressione in Rete, scende in campo anche Brokep, ex portavoce di Pirate Bay. Peter Sunde propone un sistema DNS “alternativo” a quello di Icann. La gestione centralizzata dei server root del sistema DNS si presterebbe troppo al monitoraggio preventivo da parte del governo Usa. Dunque, è l’ora di voltare pagina. Parola d’ordine degli Hacker: decentrare. Per un vero Web democratico. Nel’era di WikiLeaks è necessario mttere in piedi un sistema DNS alternativo a quello su cui oggi si regge il World Wide Web.

Anche l’amministrazione Obama e il Pentagono studiano come tamponare la “rete colabrodo” degli Stati Uniti, per prevenire future fughe di notizie. Il Dipartimento di Stato ha disconnesso la rete militare Siprnet, da cui sono stati trafugati i 250mila documenti, dal database che contiene i cablogrammi. Infine il Pentagonoschiera a difesa esperti di sicurezza IT come Peter Zatko, conosciuto con il nickname Mudge. Sembra ormai una partita a scacchi fra hacker.

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