Amd e Red Hat fanno migrare macchine virtuali tra server con hardware eterogeneo

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Una demo di migrazione di macchine virtuali anche con server Intel tramite i chip Opteron e vecchi e nuovi

La virtualizzazione a livello di chip sta diventando un parte sempre più importante della progettazione dei processori . Intel e Amd sono al lavoro per accrescere le capacità di virtualizzazione dei loro microprocessori in uscita nel prossimo anno: l’obiettivo è di migliorare l’uso della memoria virtuale e trovare il modo di creare processi virtuali di I/O. Nel passato le macchine virtuali potevano essere spostate solo tra server fisici che disponevano del medesimo microprocessore , come nel caso di Vmotion di Vmware. Questa tecnologia nei processori di casa Amd prende il nome di Amd-V Technology. Al più recente Vmworld Intel ha tenuto una dimostrazione di una nuova tecnica chiamata Flex Migration disponibile sui processori della serie Xeon 7400 che rende facile la migrazione di macchine virtuali da un sistema basata su Intel ad un altro.

Ancora manca , ma è sempre più attesa , la possibilità che i due rivali del mondo dei microprocessori collaborino per permettere la migrazione di macchine virtuali tra sistemi diversi. Ora invece una dimostrazione realizzata da Amd in collaborazione con Red Hat ha dimostrato la possibilità di una migrazione in ambiente controllato tra server con cpu Intel e server dotati di Opteron quad core nell’ambito. Si è trattato di una demo di migrazione dal vivo di macchine virtuali dai vecchi Opetron a 65 nm ai nuovi a 45 nm (Shanghai) annunciati ufficialmente la scorsa settimana.

Margaret Lewis, direttore di Amd, ha dichiarato che se Intel e Amd mantengono caratteristiche simili per i loro processori ,ad esempio 64 bit e architettura di base X86, nulla può impedire alle macchine virtuali di essere sposate tra i server fisici.

Red Hat ha provveduto alla migrazione tra la cpu Barcelona e quella Shanghai senza che Amd intervenisse con modifiche all’hardware. Nella dimostrazione con cpu Intel e Amd, sui server giravano diversi sistemi operativi , compresi Red Hat Linux e diverse versioni di Windows. Red Hat non ha fornito spiegazioni sulle modifiche apportate al codice per supportare la migrazione dal vivo e non ha indicato se stava usando l’hypervisor Kvm ( Kernel based Virtual Machine) o un altro tipo di software per creare gli ambienti virtuali.

Autore: ITespresso
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