Amnesty chiede di aprire gli occhi sul Darfur e sulla censura online

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L’associazione dei Diritti umani combatte le atrocità in Darfur e il virus
della repressione online

Amnesty prende di mira le censure dei governi, accusate di una pandemia repressiva, ma se la prende – ancora una volta – con le aziende che supportano il virus della repressione. Se non sarà sconfitto, il virus della repressione cambierà faccia alla Rete: qualcuno selezionerà a monte cosa potremo vedere e cosa no, senza che gli utenti si rendano conto della censura preventiva. La denuncia di Amnesty , sia contro i governi che si lasciano contagiare dalla mania repressiva che dalle imprese che aiutano questi governi a filtrare e monitorare. Amnesty vuole ridare voce alla l ibertà di espressione in Rete, richiamando all’etica aziende del calibro di Yahoo, Google, Microsoft, Cisco eccetera. Ma la censura non solo non si arresta, ma dilaga, da una manciata a una dozzina di governi. La conferenza di Amnesty (Some People Think the Internet is a Bad Thing: The Struggle for Freedom of Expression in Cyberspace) segna il primo anniversario dell’hub anti repressione irrepressible.info. Infine Amnesty International ha chiesto a tutti di monitorare online gli abusi e le atrocità nel Darfur: le immagini raccolte dal satellite su villaggi del Sudan mostrano devastazioni impressionanti. Amnesty far pressione su Khartoum per permette l’arrivo nella regione truppe di peacekeeper dell’Onu. L’iniziativa di www.eyesondarfur.org segue la denuncia delle atrocità sulle mappe di Google.

Autore: ITespresso
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