Amnesty contro la piaga del lavoro minorile nel business degli smartphone

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Amnesty contro la piaga del lavoro minorile nel business degli smartphone
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Le aziende degli smartphone – Apple, Microsoft e Sony – sono accusate di sfruttare il lavoro minorile per l’estrazione del cobalto. La denuncia di Amnesty International, la risposta delle aziende

I vendor degli smartphone – Apple, Microsoft, Sony e Vodafone – sono nel mirino di Amnesty International, accusate di usare il cobalto, ottenuto sfruttando il lavoro minorile. La denuncia dell’Ong è grave: bambini sarebbero schiavizzati per 12 ore al giorno nelle miniere di cobalto della Repubblica Democratica del Congo. Ben ottanta minatori sono morti nell’arco fra settembre 2014 e dicembre 2015.

Amnesty contro la piaga del lavoro minorile nel business degli smartphone
Amnesty contro la piaga del lavoro minorile nel business degli smartphone

Il cloruro di cobalto è usato nelle batterie al litio del cellulare, smartphone, tablet e auto elettriche, ma è estratto da bambini di 7 anni, pagati 1-2 dollari per 12 ore al giorno, intimiditi e schiavizzati. L’equipaggiamento protettivo necessario per via della pericolosità del lavoro, non è fornito né ai minorenni né agli adulti. Lo denunciano Amnesty International e l’ong Afrewatch (African Resource Watch).

La Repubblica Democratica del Congo vanta 24 trilioni di dollari in materie prime ancora sotto terra. Metò del cobalto arriva dal Paese africano; il 40% del cobalto trattato dalla Huayou Cobalt proviene dal Congo. Ma da una ricerca del 2012 dell’Unicef, emerge che erano ben 40mila i bambini sfruttati nelle miniere artigianali del sud del Paese. “Il cobalto è al centro di un mercato globale privo di qualsiasi regolamentazione. Non è neanche inserito nella lista dei “minerali dei conflitti“, un elenco che include invece oro, coltan, stagno e tungsteno.

Il cobalto estratto nella Repubblica Democratica del Congo segue un percorso attraverso la Congo Dongfang Mining (Cdm), totalmente controllata dal colosso minerario cinese Zheijang Huayou Cobalt Ltd (Huayou Cobalt), il cobalto lavorato viene ceduto a tre aziende che sviluppano batterie per smartphone e automobili: Ningbo Shanshan e Tianjin Bamo in Cina e L&F Materials in Corea del Sud. Queste ultime vendono alle aziende di elettronica e automobili. Amnesty International ha contattato 16 multinazionali, emerse come clienti delle tre aziende che producono batterie con il cobalto proveniente dalla Huayou Cobalt o da altri fornitori della Repubblica Democratica del Congo: Ahong, Apple, BYD, Daimler, Dell, HP, Huawei, Inventec, Lenovo, LG, Microsoft, Samsung, Sony, Vodafone, Volkswagen e ZTE.

Solo 7 delle multinazionali accusate si sono dette completamente estranee, mentre Vodafone e Microsoft hanno spiegato di non conoscere i dettagli della catena produttiva nell’attività estrattiva. Più della metà del cobalto estratto arriva dal Congo: “È preoccupante che aziende con fatturati da 125 miliardi di dollari non siano in grado di tracciare la provenienza del cobalto pur sapendo l’origine del minerale“, ha sottolineato Mark Dummet, ricercatore di Amnesty International.

“È un grande paradosso dell’era digitale il fatto che alcune delle aziende più ricche e più innovative del mondo riescano a vendere dispositivi incredibilmente sofisticati senza che siano obbligate a mostrare da dove ottengono le materie prime per i loro componenti” ha concluso Emmanuel Umpula, autore dell’agghiacciante report.

Parlando alla BBC, Apple ha spiegato di “valutare dozzine di differenti materiali, compreso il cobalto, per identificare lavori ed ambienti a rischio”, mentre Sony ha dichiarato che sta “lavorando con vari fornitori per risolvere i problemi relativi ai diritti umani e alle condizioni di lavoro.” Samsung precisa che “i contratti con i supplier che sfruttano lavoro minorile saranno immediatamente rescissi.”

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