Amnesty loda Google, Sergey Brin rimprovera Microsoft in Cina

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Amnesty International appoggia la decisione di Google. Sergey Brin accusa Microsoft di non capire la posta in gioco: più business che etica

Sergey Brin, co-fondatore di Google, vede nella tattica cinese di Microsoft niente di nuovo: solo strategia anti Google. Se Google se ne va dalla Cina (passando per Hong Kong), Microsoft resta a Pechino. Lo aveva già affermato Bill Gates in una recente intervista. Baidu, che controlla oltre il 60% del mercato delle ricerche online in Cina, lo scorso 10 febbraio ha toccato la quotazione record di 473,58 dollari: Baidu è il vero vincitore. E Microsoft Bing vuole raccogliere le briciole dell’addio di Google.

Mentre Google incassa (per la prima volta) l’elogio di Amnesty International, Sergey Brin addita Microsoft come chi fa buon viso a cattivo gioco sul problema della censura di Stato. E Microsoft non resterebbe a Pechino per chissà quali interessi (anche se un mercato di 384 milioni di utenti online sono forse un buon motivo per restare), bensì per fare un dispetto a Google: parola di Brin.

Secondo Brin, l’amministrazione americana dovrebbe considerare come “un’alta priorità” il braccio di ferro fra Cina e Google, in quanto “la questione dei diritti umani merita che le venga dedicato lo stesso tempo che viene utilizzato per le questioni commerciali”, anche perché “da quando i servizi e l’informazione sono diventati la nostra principale esportazione, se le regole della Cina ci impediscono di essere competitivi, allora vanno considerate come barriere commerciali“. Dunque in ballo non c’è solo l’etica (che è di per sé importantissima), ma soprattutto il commercio immateriale nell’era digitale.

S. Brin e L. Page di Google
S. Brin e L. Page di Google
Autore: ITespresso
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