Anche Bob Muglia se ne va da Microsoft

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L’addio di Muglia arriva dopo quello di Ray Ozzie, di Kevin Johnson, Chris Liddell, Robbie Bach e Stephen Elop. Si apre la successione alla guida dei server Microsoft

Un altro addio da Microsoft. Bob Muglia si dimette: si apre la successione alla guida dei server Microsoft (STB – Server & Tools Business). Si tratta di un’eredità importante in un momento delicato per Microsoft, in cui il colosso di Redmond non ha brillato al Ces di Las Vegas (il keynote del Ceo Steve Ballmer è stato giudicato sottotono dagli analisti, mentre l’arci-rivale Google Android spopola su smartphone e tablet). Ma soprattutto in un momento di rivoluzioni paradigmatiche nel passaggio dalla visione client-server al cloud computing. Microsoft sta scommettendo sul cloud per il futuro.

Bob Muglia se ne va o è stato licenziato? Il passaggio chiave dice: “Io e Bob abbiamo discusso insieme e poi io ho deciso di cambiare la leadership di STB[…]”. Insomma, quel che è certo è che Muglia lascia dopo 23 anni. L’addio di Muglia arriva dopo quello di Ray Ozzie, l’ex successore di Bill Gates, di Kevin Johnson (piattaforme e servizi), Chris Liddell (Cfo), Robbie Bach (a capo della divisione phone e giochi), Stephen Elop (Office, diventato Ceo di Nokia). A Bob Muglia forse è stata rimproverata una recente gaffe su Silverlight. O forse ha ragione il Financial Times secondo cui l’addio di Muglia assomiglia a quello di Meyer: a fare pressione è il cambio di paradigma, dal Pc al Mobile. E il sorpasso del Mobile sul Pc è previsto in tempi brevi. Vero però che nella lettera di Ballmer è citata anche l’accelerazione verso il cloud e i veloci passi avanti di Windows Azure. Solo frasi di circostanza mentre VMware si dimostra più agile?

In questo scenario il colosso di Redmond è sotto pressione da mesi, perché Apple l’ha superata sia per fatturato che per capitalizzazione a Wall Street (Apple vale ormai oltre 300 miliardi di dollari).

I numeri di Microsoft restano comunque positivi. Windows 7 ha venduto 240 milioni di copie in 12 mesi. Windows Phone 7, nonostante l’accoglienza tiepida (vendute solo 40 mila unità nel primo giorno) ha già consegnato 1,5 milioni di unità in poche settimane. La periferica Kinect per Xbox 360 (un milione venduto in 10 giorni) ha registrato 8 milioni di vendite nel corso dello shopping natalizio e presto salirà sul Pc. Internet Explorer 9 Beta (di cui è uscita la settima anteprima), è stato scaricato 20 milioni di volte in poche settimane (anche se IE ha perso terreno). Insomma, una volta c’era il Pc, ora (anche con Windows 8 e il Desktop as a service) e ora si apre l’era mobile Post-Pc: la sfida è aperta, anche perché per Windows 8 Microsoft ha aperto ai chip Arm, voltando le spalle alla storica accoppiata WinTel (Windows più chip Intel). Tanti fronti aperti, tanto software installato da gestire, e questo significa anche tempi più lunghi per sviluppare il nuovo.

Intanto Linux avanza in ambito enterprise, tanto che si prevede il sorpasso del Pinguino su Windows, nel prossimo quinquennio, nei data center delle grandi aziende. Lo riporta una ricerca di Linux Foundation, che ha fotografato la quota di nuove installazioni di software libero e open source e di Microsoft in azienda: dei circa 1.950 manager intervistati, sfiora l’80% la quota di chi è orientato a implementare Linux alla propria infrastruttura, mentre solo poco più del 20% è interessato ai prodotti server Microsoft. Secondo Idc, Linux detiene un market share del 17,5% nel mercato dei server in termini di valore. L’accelerata sulla divisione STB si può anche leggere in questo senso: più velocità ora per anticipare il cambiamento e non subire il ritorno degli avversari, per una volta.

Bob Muglia
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Autore: ITespresso
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