Anteprima Apple: inizia l’era Intel

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Con sei mesi di anticipo sulla data annunciata, la casa della mela ha presentato le prime due macchine con processore Intel dual core, promettendo prestazioni da primato. Ma il gap è davvero così elevato?

Terza migrazione epocale per la piattaforma Macintosh, dopo quella del ’94 (quando vennero abbandonati i processori Motorola 68000 in favore della serie Power progettata da Ibm) e quella del 2000, con il passaggio dal vecchio sistema operativo Mac OS 9 al sofisticato Mac OS X a base Unix BSD. Questa volta il cambio riguarda nuovamente il processore, con il passaggio delle macchine dai G4 o G5 ai nuovi Core Duo di Intel. Apple ha giustificato questo passaggio, all’epoca dell’annuncio, con le migliori prestazioni per Watt dei nuovi processori in arrivo da Intel, più freddi e risparmiosi di quelli Ibm (Big Blue non voleva produrre un G5 a basso consumo, e quindi i portatili Apple erano condannati a usare in eterno i vecchi G4). Di fatto, c’erano anche altre motivazioni, che diventeranno più chiare in futuro; comunque ora le prime macchine sono finalmente fra noi, quindi abbiamo potuto cominciare a verificare se la transizione sarà davvero indolore come Apple conta che sia. iMac, nulla è cambiato In attesa del MacBook, il portatile che dovrebbe ricevere una cospicua iniezione di potenza dal Core Duo, la prima macchina ad arrivare nei negozi è stata l’iMac, un computer “tutto in uno” in cui tutta la componentistica è racchiusa nei pochi centimetri di spessore del display LCD da 17″ (esiste anche un modello da 20″). Noi avevamo in laboratorio anche un esemplare dell’iMac precedente, con processore G5, per cui abbiamo potuto fare qualche confronto. Esteticamente, le due macchine sono identiche. Curiosamente, sono identiche anche dentro. A quanto pare, quando hanno disegnato l’iMac G5 di seconda generazione, i progettisti avevano già in mente le specifiche della versione Intel, e hanno creato un identico design per le due macchine. Il processore Core Duo fra l’altro è montato su uno zoccolo, fuori dalla scheda madre, e questo sembra indicare una facile sostituzione, come ai tempi dei Powermac G4 (qualcuno, in Giappone, si è già messo all’opera…). A parte l’estetica e la posizione delle componenti, le somiglianze si fermano qui. Le schede madri infatti non hanno nulla in comune, e il nuovo iMac monta componentistica più aggiornata: processore Core Duo da 1,83 GHz, memorie DDR2 a 667 MHz espandibili a 2 Gbyte, processore grafico Radeon X1600, disco fisso Serial ATA da 160 Gbyte. Di serie troviamo poi uno schermo da 1440×900 pixel, più luminoso di quello del precedente modello, Airport (Wi-Fi a 54 Mbps) e Bluetooth 2 integrati, il Superdrive (un masterizzatore di CD e DVD doppio strato di tipo slot loading), la telecamera iSight e il telecomando a infrarossi. I collegamenti sono assicurati da una porta Gigabit Ethernet, due FireWire e cinque USB (tre di tipo 2.0 e due di tipo 1.1 sulla tastiera). Una porta miniDVI permette di lavorare con due monitor, sia duplicando lo schermo principale, sia realizzando una scrivania estesa. Ingressi e uscite audio completano la serie di prese poste sul retro. Test a confronto Visti i risultati dei test SPECint e SPECfp di Apple, che mostravano un incremento di prestazioni del processore da due a tre volte rispetto al G5, ci aspettavamo che l’iMac Intel avrebbe surclassato il vecchio modello. Così non è stato, a dimostrazione che ciò che Apple aveva sempre affermato (ovvero che i benchmark SPEC non danno alcuna indicazione sul reale comportamento della macchina) era assolutamente vero. Di fatto, il nuovo iMac supera il vecchio quando, utilizzando software compilato per Core Duo (i cosiddetti applicativi “universali”), è impegnato in compiti che coinvolgano quasi esclusivamente il processore, e senza chiamare in causa altre componenti della macchina (in particolare dischi e rete) e soprattutto le istruzioni SSE; in caso contrario, il G5 è ancora il processore da battere, anche con un singolo core contro i due del chip Intel. Per esempio, il boot avviene sul Core Duo in 25 secondi contro i 50 del G5, un raddoppio netto di prestazioni; ma se si tratta di convertire un filmato di iMovie per l’utilizzo su iPod (conversione in MPEG4 via QuickTime), il nuovo nato spunta un 1’16” contro l’120″ del G5. Una differenza minima, enfatizzata dal fatto che l’operazione impegna ciascun nucleo del Core Duo al 70% della capacità, mentre l’iMac G5 dedica il 90% del suo unico core alla conversione. La differenza qui la fa evidentemente Altivec, il coprocessore vettoriale del G5, le cui prestazioni sono ancora irraggiungibili per qualsiasi chip Intel, e non c’è SSE che tenga. Un contributo lo dà anche l’elevata ottimizzazione del codice G5 rispetto al “fresco” codice Intel. La cosa è ancora più evidente in altre conversioni: per esempio, importare in iMovie un filmato di un minuto convertendolo contemporaneamente in MPEG4 richiede ben 2’47” sulla macchina Intel, e appena 1’13” sul G5. Si tratta di problemi destinati a sparire con il tempo, mano a mano che i compilatori Intel miglioreranno la qualità del codice binario che producono; inoltre c’è sempre la speranza che Intel riesca a creare coprocessori vettoriali con prestazioni decenti, insomma un futuribile SSE4 che prenda pesantemente ispirazione da Altivec. Per quanto riguarda le altre applicazioni, quelle compilate per G5, esse girano sul processore Intel tramite Rosetta, un emulatore estremamente efficiente: esso garantisce, all’incirca, prestazioni pari alla metà del processore emulato. Questo vuol dire che mentre le tipiche applicazioni da ufficio, come Microsoft Word o Excel, girano e sono utilizzabili senza problemi, applicazioni “pesanti” come – per dirne una – PhotoShop diventano pressochè inutilizzabili, almeno da chi le deve usare professionalmente. Fortunatamente, la creazione di versioni “universali” delle applicazioni non è complessa, almeno se si è sviluppato usando l’ambiente di sviluppo Xcode di Apple. Molti programmi importanti sono già disponibili in versione Universal binary, altri sono in beta (Quark Xpress 7 per esempio, o Adobe LightRoom). Curiosamente, anche Apple è in ritardo con la conversione: mentre il sistema operativo, QuickTime, la suite iLife06 (fornita di serie), Front Row (l’interfaccia media center di Apple) e iWork sono già universali, le applicazioni Pro mancano ancora all’appello. La prima ad arrivare, a quanto pare, sarà Aperture, ultima nata in casa Apple, e sarà seguita a marzo dai programmi audio e dalla suite video (Final Cut Studio). Considerato che durante il MacWorld Steve Jobs ha annunciato una velocizzazione del passaggio a Intel, che sarà completato per tutte le macchine entro l’anno, e che sempre Jobs ha promesso una “sorpresa” per il primo di aprile (trentesimo anniversario della fondazione di Apple), appare possibile che per quella data ci possiamo aspettare l’arrivo delle versioni universali delle applicazioni professionali e, contemporaneamente, l’arrivo delle nuove macchine Pro a base Intel, che andranno a sostituire i PowerMac Duo e Quad. Per allora, potremo avere un’idea più precisa di quanto siano veloci i processori Intel.

Autore: ITespresso
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