Antitrust, Microsoft contro Motorola e Google

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Antitrust, Microsoft contro Google e Motorola

Microsoft chiede l’intervento dell’Antitrust UE contro Motorola, per fare da arbitro nella disputa sui brevetti FRAND. Chieste royalty sui notebook per guardare i video su Internet

Anche Microsoft si unisce al coro di chi attacca Motorola, chiedendo l’intervento dell’Antitrust UE per regolamentare la disputa sui brevetti FRAND (fair and reasonable terms). A una settimana esatta dall’approvazione (UE e USA) dell’acquisizione da 12,5 miliardi di dollari di Motorola da parte di Google, puntuale come un orologio arriva la richiesta di Microsoft contro Motorola e Google. Apple, Microsoft e Cisco fanno pressione sull’ETSI a favore dei termini FRAND (le condizioni giuste, ragionevoli e non discriminatorie), mentre Google difende la posizione di Motorola (a favore del pagamento delle royalties).

Microsoft sostiene che “Motorola abbia rifiutato di rendere i suoi brevetti disponibili” ad un prezzo ragionevole,ha scritto in un post sul blog Dave Heiner, deputy general counsel di Microsoft. Anche Apple ha depositato la sua denuncia contro Motorola presso l’authority europea per la comoetizione.

Dopo aver sborsato 12,5 miliardi di dollari per un assett di migliaia di brevetti, pare che Google vuole che Motorola chieda royalty pari al 2,25 % del prezzo di vendita dei dispositivi che includono gli standard di cui essa detiene i brevetti. Ma i rivali non ci stanno: sarebbe un salasso, secondo loro. Microsoft afferma che Motorola avrebbe chiesto royalty di 22.50 dollari per un notebook del valore di 1,000 dollari, in cambio dell’uso di 50 brevetti targati Motorola.

La violazione di Motorola Mobility potrebbe portare i prodotti dei concorrenti fuori mercato, distorcendo la competizione del libero mercato. Secondo Microsoft, l’enforcement dei brevetti, esercitato da Motorola Mobility, può addirittura “uccidere” i servizi di video-streaming su Internet. Per il commissario all’Antitrust UE, Joaquim Almunia, le accuse contro Motorola non sono di poco conto, perché in futuro – se non verranno fatte valere le ragioni dei termini FRAND – alcuni device portanno far vedere i video sul Web, ed altri no. Creando una distorsione del mercato. Già Samsung è sotto inchiesta presso l’Antitrust UE. E Joaquim Almunia ha promesso di vigilare ad occhi aperti, perché bisogna evitare che prosegua la “guerra dei brevetti”.

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Autore: ITespresso
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