L’Antitrust tedesco contro Facebook per abuso di posizione dominante

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Antitrust tedesco contro Facebook per abuso di posizione dominante
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L’Authority di Berlino punta il dito contro il social network, accusata di imporre agli utenti condizioni di utilizzo dei loro dati personali in aperta violazione delle normative sulla tutela della privacy. In Brasile è stato rilasciato il numero uno di Facebook America Latina

Facebook è nella bufera: in Brasile si propone come paladino della privacy, fino a sacrificare il proprio numero uno per l’America Latina, incarcerato per alcune ore, e poi rilasciato, pur di difendere la sicurezza di Whatsapp; ma in Germania il social network finisce nel mirino dell’Antitrust tedesco, che accusa Facebook per abuso di posizione dominante tra i social media.

Antitrust tedesco contro Facebook per abuso di posizione dominante
Antitrust tedesco contro Facebook per abuso di posizione dominante

L’Authority di Berlino punta il dito contro Facebook, accusata di imporre agli utenti condizioni d’uso dei loro dati personali in aperta violazione delle normative sulla tutela della privacy.

Il Bundeskartellamt, che collabora con altri regolatori Antitrust europei, la Commissione Europea ed associazioni a protezioni dei consumatori, ipotizza una “pratica abusiva ai sensi del diritto sulla concorrenza” nella raccolta dei dati in un sistema di “advertising mirato”. Facebook ritiene di rispettare le leggi sulla protezione della privacy: “Siamo convinti di aver seguito le leggi ma collaboreremo in maniera attiva con l’Antitrust per rispondere ai dubbi“.

La Commissione Europea intanto è in trattative con le autorità statunitensi per l’accordo Privacy Shield, che deve rimpiazzare il precedente Safe Harbor.

Infine, il capitolo carioca: il dirigente di Facebook, vicepresidente responsabile per l’America Latina, Diego Dzodan è stato rilasciato. Era stato tratto in arresto preventivo perché si è rifiutato di collaborare con le autorità e di fornire accesso alle conversazioni su Whatsapp in un caso di traffico di droga: “WhatsApp non può fornire informazioni a cui non ha accesso”, ha spiegato Facebook nella nota. L’app di messaggistica sta implementando soluzioni di crittografia già attivate per gli utenti Android. A dicembre era stato emanato, poi subito revocato, un ordine di blocco ai danni di Whatsapp.

Autore: ITespresso
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