AOL riesuma vecchi scheletri

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La sfida Netscape-Explorer torna a galla, ma stavolta a suon di avvocati

Martedì AOL Time Warner ha fatto causa a Microsoft per concorrenza sleale nei confronti del browser che con Explorer si contendeva il mercato qualche anno fa. Chi già bazzicava la rete 6 o 7 anni fa ricorderà che il web era dominato da un gigante neonato Netscape. Navigator, il browser di Marc Andressen e soci aveva conquistato più dell80% dellallora ridotto mercato della rete, grazie allassenza totale dei grandi nomi del software. Erano ancora gli anni in cui Bill Gates dichiarava, con grande perspicacia, di non credere in Internet. Prima che si desse un tono di grande innovatore grazie ad un libro, La strada che porta a domani, arrivato in ritardo ma trasformato in best seller grazie i soliti budget pubblicitari stratosferici. Poi è arrivato Explorer che, inizialmente a fatica poi con sempre maggiore velocità ha guadagnato posizioni fino a portare Netscape Navigator a quote ridottissime di mercato. Nel frattempo Netscape era diventata un pezzo di AOL, che apparentemente non era interessata a continuare la diatriba. Oggi, a distanza di anni, AOL chiede vendetta. Il fulcro della causa intentata a Microsoft è lo stesso che anni fa è stato alla base della causa per antitrust che Bill Gates sta ancora oggi cercando di sbrogliare il legame profondo tra Windows 95 (diventato poi 98, 2000, ecc.) e Internet Explorer. Questo legame ha fatto si che tutti i neoutenti di Windows, cioé il 90% del mercato consumer informatico, scegliessero Explorer invece che Netscape perché, semplicemente, era già installato. Questa in effetti si chiama concorrenza sleale ed è un reato perseguibile. Il reato per il quale Martedì AOL ha chiesto il pagamento di ingenti danni a Microsoft. Gli esperti sostengono che AOL ce la possa fare. Soprattutto grazie alla causa per antitrust contro Microsoft, da tempo in corso, che ha dato allopinione pubblica un certo scetticismo verso lazienda di Seattle. E evidente che gli equilibri tra i due browser non torneranno mai come una volta, ma nella lunga lotta di AOL contro Microsoft questa richiesta di danni suona perlopiù come uno sgambetto.

Autore: ITespresso
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