App Store, botta e risposta fra Apple e Microsoft

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Da uno studio della Commissione europea, entro il 2018 il business continentale delle applicazioni per smartphone potrebbe valere 63 miliardi di euro, il triplo rispetto ad oggi

Microsoft si oppone alla registrazione di App Storte da parte di Apple, ma la casa di iPhone e iPad controbatte che da parte di Microsoft c’è ipocrisia

L’espressione “App Store” è troppo generica per essere un trademark o un marchio su cui Apple può vantare la primogenitura? Intorno a questi interrogativi si dibatte la querelle su cui stanno litigando da settimane Apple e Microsoft. Microsoft ha inoltrato una procedura di opposizione contro la domanda depositata da Apple all’Ufficio Marchi e Brevetti per ottenere l’esclusiva sul termine “App Store”.

Ma Apple risponde per le rime a Microsoft e parla apertamente di ipocrisia, dopo che Microsoft ha registrato marchi come Windows o Word: secondo Apple, Microsoft “avrebbe dovuto sapere, avendo lei stessa affrontato decadi di opposizioni per genericità sul suo marchio Windows, che analizzando la genericità o meno di un termine come marchio conta nel complesso la sua rilevanza nella percezione pubblica“.

Apple dice di aver reso App Store un’espressione concreta, anche se poi con i plug-in è stata Mozilla a creare il mercato delle estensioni per personalizzare il browser Firefox, e inoltre la stessa Apple si è ispirata al mercato videogame di Sony PlayStation per il suo application store, prima lanciato per iPhone, poi esteso al tablet iPad e infine per Mac Os X.

Il linguista Robert Leonard, portato da Apple come testimone, ha parlato di uso preponderante del termine APP STORE come un “nome proprio del marketplace di Apple” e non come generico negozio di applicazioni.Vedremo se basterà a chiudere la controversia.

Autore: ITespresso
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