Apple e Samsung: Nel mirino dell’Agcm ci sono le pratiche di obsolescenza programmata

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L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deciso di avviare due distinti procedimenti per pratiche commerciali scorrette nei confronti delle società del gruppo Samsung e del gruppo Apple operanti in Italia

Ad esito di segnalazioni di consumatori e di un’attività preistruttoria svolta d’ufficio, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deciso di avviare due distinti procedimenti per pratiche commerciali scorrette nei confronti delle società del gruppo Samsung e del gruppo Apple operanti in Italia.

In particolare, secondo una nota dell’Agcm, i professionisti “avrebbero posto in essere una generale politica commerciale volta a sfruttare le carenze di alcuni componenti per ridurre nel tempo le prestazioni dei propri prodotti e indurre i consumatori ad acquistare nuove versioni degli stessi; sarebbero stati, proposti ai clienti aggiornamenti software dei propri telefoni cellulari senza segnalare le possibili conseguenze dello stesso aggiornamento e senza fornire sufficienti informazioni per mantenere un adeguato livello di prestazioni di tali dispositivi, promossi ed acquistati per le loro specifiche ed elevate caratteristiche tecnologiche”. 

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Apple nel mirino dell’Agcm

L’Autorità ha effettuato accertamenti ispettivi presso le sedi dei professionisti, per i quali si è avvalsa della collaborazione del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, assistito per i profili tecnici delle operazioni dai militari del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche dello stesso Corpo.

Negli ultimi anni, le società in analisi ci hanno abituato ad essere nel mirino di autorità o class action capitanate da realtà come Altroconsumo. Era marzo del 2016 quando Altroconsumo lanciò una class action contro Apple e Samsung, perché negli smartphone e tablet in vendita, ci sarebbe stata meno memoria di quanto dichiarato. L’associazione Altroconsumo denunciò che un terzo della memoria libera sarebbe occupato da sistema operativo e app preinstallate. Già in passato, nel 2014, l’autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (Agcm) aveva condannato Samsung a pagare una multa pari a 1 milione di euro per aver modificato i dati relativi alla memoria di smartphone e tablet, perché i valori di memoria dichiarati non corrisponderebbero, ma sarebbero inferiori a quelli reali.

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Samsung nel mirino dell’Agcm

Pochi giorni fa, a far pensare all’obsolescenza programmata, la stampa americana aveva lasciato intendere che, dietro la politica di modificare la durata delle batterie ci fosse lo scopo ben preciso di generare un’obsolescenza programmata. Di fatto, l’azienda di Cupertino aveva ammesso la modifica, ma aveva aggiunto, al solo scopo di evitare spegnimenti improvvisi.

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