Apple Mac OS X Leopard

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Non è un semplice aggiornamento ma una revisione completa di Tiger, , Leopard include oltre trecento nuove funzionalità e un’architettura di sviluppo che guarda al futuro

PRIME IMPRESSIONI – Non è un semplice aggiornamento ma una revisione completa di Tiger, Leopard include oltre trecento nuove funzionalità e un’architettura di sviluppo che guarda al futuro.

Dopo Tiger, Leopard, ovvero Mac OS X 10.5. E non si tratta di un semplice update, perché il sistema operativo, oramai disponibile da qualche mese, dopo le prime perplessità (per qualche problema di “gioventù”, per altro risolto) sembra aver conquistato sia il cuore dei fedeli di Apple, sia le simpatie di chi per la prima volta si avvicina al mondo Mac. Certo, complici anche i successi dell’iPod e dell’iPhone.

Tra le prime note positive si può notare che la casa di Cupertino non ha abbandonato chi possiede un vecchio Mac, tanto che sono ancora sufficienti 512 MB di Ram e un processore con frequenza di clock superiore a 864 MHz per poter installare Leopard che è disponibile su DVD al prezzo di 129 euro. Sì, questo è il prezzo dell’unica versione disponibile, poi si può scegliere se procedere con un’installazione ex-novo, anche salvando quella vecchia su un disco a parte, o se fare l’upgrade da Tiger. Per quanto riguarda l’architettura di Leopard, ricordiamo che si tratta di un sistema certificato UNIX, e supporta completamente sia applicazioni a 32 bit che a 64 bit, quindi è chiaramente ben indirizzato e pronto all’evoluzione delle architetture hardware/software. A chi sviluppa, invece, segnaliamo che oramai è chiaro come Cocoa sia l’ambiente d’elezione per la creazione delle nuove applicazioni. Cocoa consente, tra l’altro, la gestione dell’interfaccia indipendentemente dalla risoluzione dei monitor, un vantaggio decisivo considerato che in futuro l’informazione viaggerà sempre di più su diversi device e dovrà essere garantita su ogni dispositivo una visualizzazione adeguata.

Nello sviluppo di Leopard non è mancata nemmeno l’attenzione per la sicurezza, per quanto – si sa – i sistemi Mac praticamente non siano afflitti dal problema del malware come i sistemi Windows. Comunque sia, il sistema operativo avverte l’utente ogniqualvolta venga lanciata l’esecuzione di una applicazione scaricata dal Web. E’ poi possibile creare delle immagini disco codificate AES a 256 bit e, grazie a SandBox, si ha qualche sicurezza in più riguardo al fatto che le applicazioni di Leopard non siano utilizzate per fini diversi da quelle per cui sono state create.

Le novità a colpo d’occhio

Il primo impatto con Leopard non è sconvolgente, soprattutto se si è avuto già occasione di lavorare con Tiger. Chi proviene invece dal mondo Microsoft è facile si possa sentire un po’ spaesato, ma è un’impressione che dura solo poche ore. Nel pieno rispetto della filosofia che guida lo sviluppo dei sistemi operativi Mac, anche gli utilizzatori di Windows troveranno presto quello che cercano lasciandosi semplicemente guidare dall’intuito.

Il desktop di Leopard rivela subito alcune novità: innanzitutto le trasparenze nella barra dei menu. Non è una di quelle innovazioni che cambiano la vita, ma se la si considera in relazione ad altri cambiamenti dell’interfaccia contribuisce a una certa uniformità estetica dell’ambiente Mac che certo non guasta. Dalla barra dei menu, in alto a destra si accede rapidamente a SpotLight, il sistema di ricerca di file e documenti già presente in Tiger, ma ora decisamente più veloce. Le finestre attive inoltre ora sono individuabili più facilmente, nel tema di default infatti viene visualizzata in modo marcato, quindi con un grigio metallizzato più scuro e anche i pulsanti di controllo sono di nuovo uniformati nelle diverse applicazioni. Quello che più stupirà i nuovi utilizzatori invece è proprio il Dock, la cui barra riflette sia le icone ospitate sia le finestre vicine al Dock stesso (ma solo se la si tiene posizionata nella parte inferiore del desktop). Nella parte destra il Dock può ospitare le cartelle stabilite dall’utente, cliccando sull’icona si potrà visualizzarne il contenuto sia su una griglia semitrasparente, sia in modalità Stack (con i contenuti che si dispongono impilati a ventaglio).

E’ possibile scegliere la modalità di visualizzazione semplicemente con un clic destro del mouse selezionando poi la voce “Visualizza come”. Tra tanta semplicità e chiarezza però stupisce in senso negativo il fatto che le cartellette aggiunte dall’utente e le icone già presenti sul Dock nell’area a destra cambino a seconda di quale sia il primo file in ordine alfabetico contenuto. Capita così, per esempio, di vedersi rappresentata una cartella con una foto, quando poi il resto dei contenuti sono file di Word.

Ben di altra portata sono le novità che riserva il Finder, queste sì davvero in grado di dare una marcia in più agli utilizzatori che desiderano avere tutto sott’occhio. Grazie alla Sidebar, sul lato sinistro delle finestre, si possono visualizzare subito Dispositivi (dischi e iDisk, per esempio), Posizioni, o procedere con una ricerca immediata di un file o di un documento negli SmartFolder. La ricerca può essere estesa anche ai computer condivisi, proprio partendo dalla barra laterale (grazie a VNC e alla soluzione Apple remote Desktop).

E’ un sistema che richiama chiaramente la barra laterale di iTunes e che il legame sia evidente è documentato anche dal fatto che CoverFlow sia ora il sistema di visualizzazione d’elezione.

In pratica basta scorrere i file all’interno delle cartelle con le frecce direzionali per visualizzare e “sfogliare” nella parte superiore della finestra i contenuti.

Premendo poi la Barra spaziatrice si attiva QuickLook e si possono visualizzare immediatamente le anteprime dei file, senza doverli aprire, al momento sono riconosciuti in questo modo i file di Office, i PDF, ma anche le clip video e le foto. Grazie all’apposito pulsante si potranno visualizzare anche a schermo pieno.

Time Machine

La macchina del tempo è certamente tra le applicazioni più rivoluzionarie integrate in Leopard e rientra a pieno titolo tra i programmi in grado di stupire anche chi utilizza il Mac per la prima volta. Time Machine è, in poche parole, un sistema di backup incrementale pronto da usare in pochissimi e semplici passaggi. La peculiarità del sistema è data dal fatto che è possibile visualizzare le diverse versioni dei documenti, giorno dopo giorno , e poter ripristinare quella che si desidera semplicemente selezionandola. Ma allo stesso modo è possibile procedere per ripristinare la configurazione del proprio sistema.

La soluzione software sfrutta a fondo le caratteristiche del file system HFS+ e per questo anche il disco esterno cui affidate il salvataggio dovrà supportare questo file system, sarà pertanto richiesta la formattazione dell’unità nel caso sia individuata la presenza di un file system diverso. Potete utilizzare per Time machine anche un disco di condivisione e, chiaramente, Mac OS X Server. Inizialmente Time Machine copia tutto il contenuto essenziale per il ripristino, solo nelle fasi successive si limita al backup incrementale dei file. Quando il disco per il backup sarà pieno Time Machine, dopo avervi avvertito provvederà a cancellare i backup meno recenti. La “macchina del tempo” è utile anche quando viene utilizzata come tool di migrazione, in accoppiata con l’Assistente Migrazione, in questo modo si può passare da un vecchio Mac a uno nuovo con più facilità.

Mail e Safari

Mail è il nuovo programma di posta elettronica compreso in Leopard. Include tanti modelli predefiniti per diverse occasioni (compleanni, auguri etc.) una concessione forse eccessiva al gusto degli utilizzatori meno smaliziati, che rinunciano volentieri alla sobrietà dei messaggi e amano inviare in HTML. Comoda invece la possibilità di aggiungere direttamente dal messaggio di posta ricevuto gli appuntamenti su iCal, semplicemente facendo scorrere sopra di essi il mouse e attivando le funzioni contestuali. Allo stesso modo anche la possibilità di scrivere dei promemoria, poi visualizzabili ovunque, sarà particolarmente gradita a chi non sa mai dove prendere un appunto al volo che non deve essere perduto considerato che possono essere memorizzati in una cartella identica a quelle di posta e quindi consultabile via IMAP, per esempio. L’interfaccia di Mail consente inoltre il facile controllo e la gestione dei feed RSS che sono perfettamente sincronizzati con Safari, in questo modo si ha sempre sotto controllo quali sono quelli già letti, sia che vi si acceda tramite Safari sia che li si consulti via Mail.

Per quanto riguarda il browser Safari ci è piaciuta in particolare la possibilità di trasformare una determinata pagina Web (o una porzione di essa) in un pratico Widget accessibile dalla Dashboard, ma meritano una segnalazione anche i pratici pulsanti per la visualizzazione dei PDF e la loro memorizzazione. In pratica, in modo del tutto trasparente, è possibile ingrandire (o ridurre) i documenti in PDF tramite il browser e salvarli sull’hard disk in un solo passaggio. Estremamente facilitata anche la ricerca di una determinata stringa di testo all’interno di una pagina, perché Safari la evidenzia in giallo, oscura con una trasparenza grigia il resto ed evidenzia in bianco le successive ricorrenze.

Autore: ITespresso
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