Il gran rifiuto di Apple: no alle richieste dell’FBI di forzare accesso all’iPhone

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Apple nega all’Fbi l’accesso all’iPhone: la privacy è prioritaria, niente backdoor. Braccio di ferro fra il Ceo Tim Cook, che difende la crittografia forte su iPhone, e le autorità che temono che il rifiuto dell’azienda rappresenti una minaccia alla sicurezza nazionale

Un giudice (Pdf) aveva ordinato a Apple di sbloccare l’iPhone appartenuto al killer della strage di San Bernardino, ma l’azienda di Cupertino scrive una lettera aperta ai clienti, spiegando di essersi rifiutata di forzare lo smartphone, perché – secondo il Ceo Tim Cook, da tempo paladino della crittografia e da sempre sostenitore della privacy – teme che sarebbe un precedente pericoloso.

Il numero uno di Apple teme “un eccesso da parte del governo e un passo che minaccia la sicurezza dei nostri clienti”, mentre i difensori della sicurezza nazionale temono che “la crittografia sempre più forte” si trasformi in una minaccia per la stessa sicurezza nazionale.

Il gran rifiuto di Apple: no alle richieste dell'FBI di forzare accesso all'iPhone
Il gran rifiuto di Apple: no alle richieste dell’FBI di forzare accesso all’iPhone

L’FBI vuole che Apple realizzi una nuova versione del software iOS, ma Cook teme che la nuova realese potrebbe potenzialmente aprire ad “occhi indiscreti” tutti gli iPhone.

Dopo il caso NSA, il gran rifiuto del Ceo Tim Cook non è una sorpresa: egli ha più volte ribadito che non vuole backdoor sul suo smartphone, da cui dipende il 70% dei profitti dell’azienda.

Crackare o hackerare l’iPhone sarebbe un suicidio per Apple, perché tradirebbe la fiducia dei consumatori, i quali hanno scelto il brand della Mela e la sua piattaforma proprietaria, preferendola ad altre, anche per i requisiti in tema di tutela della privacy.

Lo scandalo dell’NSA ha riportato in auge la crittografia come difesa contro i tentacoli della cyber sorveglianza di massa. Apple, Google e WhatsApp, ormai, cifrano i dati in una modalità non aggirabile neanche da parte delle aziende. La crittografia non impedisce solo all’Fbi ad accedere ai dati, ma doprattutto è una diga contro il cyber crimine.

Le autorità vorrebbero che venissero eliminati i limiti di 10 volte per chi immette password errate: senza questo paletto (i ripetuti casuali tentativi di accesso cancellano il contenuto), l’Fbi potrebbe riprovare all’infinito, finché non indovina la password corretta. Per questo motivo, servirebbe una nuova versione di iOS per disabilitare la funzionalità di sicurezza.

Il braccio di ferro fra Apple e Fbi nasce dal caso dell’attacco terroristico di dicembre a San Bernardino (strage con 14 morti e 22 feriti): l’iPhone da forzare è il 5C di uno dei killer dell’assalto al centro disabili.

La disputa legale potrebbe avere conseguenze tutte da valutare. Indebolire la crittografia renderebbe i dati privati più esposti ai cyber attacchi, potrebbe minare la sicurezza della Rete e offrire un vantaggio competitivo ai vendor stranieri. Apple non può cedere: la privacy su iPhone è priorità. Le quattro cifre della privacy non si toccano, parola di Cook.

Autore: ITespresso
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