Apple nel mirino del fisco UE

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In tilt i servizi di Apple iTunes Store, App Store e Book store.
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L’Unione europea (UE) ha avviato indagine sui regimi fiscali favorevoli a multinazionali come Apple, Starbucks e Fiat Finance

L’Unione europea (UE) vuole vederci chiaro sui regimi fiscali applicati in Irlanda, Olanda e Lussemburgo a Apple e ad altre multinazionali. Bruxelles ha avviato indagine sui regimi fiscali favorevoli a multinazionali come Apple, Starbucks e Fiat Finance, per verificare se sono in linea con le norme sugli aiuti di Stato.

Un’azienda italiana paga il 31,4% di tasse sugli utili. Chi ha sede in Irlanda, paga invece il 12,5%, secondo la Procura di Milano. Ma Apple, dopo aver respinto le accuse della Procura di Milano, rimanda al mittente anche le accuse europee: “Apple è orgogliosa di operare in Irlanda e paga ogni euro di ogni tassa che deve. Non abbiamo ricevuto alcun trattamento specifico da parte di funzionari irlandesi. Siamo soggetti alle stesse leggi fiscali come molte altre aziende internazionali che operano in Irlanda“.

Ad accendere i fari adesso è l’Unione europea. “Nel contesto di bilanci ridotti è importante che le grandi multinazionali paghino la loro parte di tasse”, ha stigmatizzato il commissario Joaquin Almunia. I profitti messi a segno dalle filiali europee verrebbero contabilizzati dalla società di diritto irlandese Apple Sales International, scelta in quanto l’Irlanda gode di una bassa tassazione per le società che vi risiedono.

Molte aziende poi utilizzano il Double Irish with a Dutch Sandwich, una tecnica di triangolazione tra una sede irlandese, una olandese e una in un paradiso fiscale con aliquota azzerata. In questo modo l’Irlanda ha catalizzato nella sua verde isola ben 700 società statunitensi che danno lavoro a 115 mila irlandesi che fruttano al fisco di Dublino miliardi di euro di tasse. Il caso Apple tuttavia porta a una considerazione. Torna alla ribalta il concetto di armonizzazione a livello europeo delle normative nazionali sulle tassazioni.

Bruxelles non ritiene i provvedimenti fiscali di tre Paesi europei illegittimi, ma “potrebbero contenere aiuti di Stato illegali se comportano vantaggi specifici e selettivi ad alcune società o gruppi di società“. “In base alle regole Ue sugli aiuti di Stato le autorità nazionali non possono prendere misure che consentano ad alcune società di pagare meno tasse di quello che dovrebbero se fosse applicato loro un regime normale e non discriminatorio“, ha precisato il commissario Antitrust Almunia.

Apple nel mirino del fisco UE
Apple nel mirino del fisco UE

In Italia Apple ha respinto ogni accusa, negando di commettere frode fiscale nel nostro Paese: “Paghiamo tasse fino all’ultimo euro”. “Le autorità fiscali italiane hanno già sottoposto Apple Italia ad audit nel 2007, 2008 e 2009 e hanno confermato la piena conformità dell’azienda ai requisiti di documentazione e trasparenza Ocse. Siamo certi – ha aggiunto di recente una nota di Apple Italia – che l’accertamento in corso giungerà alla stessa conclusione”.

 

Autore: ITespresso
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