Apple nell’era post-Steve Jobs

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Steve Jobs a D8

Steve Jobs, il carismatico co-fondatore di Apple (insieme a Steve Wozniak), lascia la poltrona di Ceo a Tim Cook, l’uomo della logistica. Steve Jobs non esce di scena, manterrà infatti il ruolo di presidente, ma il congedo per malattia segna un punto di non ritorno. Le società di analisi si interrogano sul ruolo di Apple nel dopo-Jobs, nell’era Mobile – o come direbbe Jobs – nell’era Post-Pc. Anche se Android ha vinto la sfida degli smartphone, Apple ha ancora carte da giocare sul fronte dell’intrattenimento digitale. Mentre Hp, primo vendor al mondo di personal computer, annuncia l’addio ai Pc (con lo spin-off della divisione), l’accelerazione verso il Cloud e il Mobile sembra ormai avviata: a settembre Microsoft rilascerà il primo Windows 8 per tablet, e la sfida a Apple sarà completa. L’era post-Jobs sarà dunque al gusto di smartphone, tablet, iCloud e – forse perfino – di una Tv Apple con sistema operativo iOS.

Si dice che Apple faccia pressione perché Jony Ive (il designer che ha inventato il minimalismo sexy di iPod, iPhone e iPad) diventi “Product visionary” nella Apple dell’era Cook. Vedremo. Certo è che Apple detiene oltre 70 miliardi di dollari in contanti, di cui 28 miliardi pronti per eventuali acquisizioni (anche se Apple non ha alle spalle una storia di grandi merger, anzi, solo piccole acquisizioni come lo streaming musicale di Lala o i chip di Semi). Ma nell’era post-Jobs Apple potrebbe stupirci con una nuova politica di acquisizioni, anche perché Apple è ormai un colosso a Wall Street per capitalizzazione di Borsa, secondo solo al gigante petrolifero Exxon Mobile. E già Hulu sarebbe nel mirino di Apple. Obiettivo: lo streaming televisivo, per conquistare il salotto digitale con una nuova Apple Tv dell’era cloud. E così superare l’unico vero flop della carriera di Steve Jobs, il Ceo che visse due volte.

Steve Jobs
Steve Jobs

Il marchio di fabbrica dell’era del poliedrico Jobs è stata la semplicità coniugata con l’eleganza (come di mostra la passione di Jobs per i font e i caratteri), l’ossessione dello stile unito alla user experience. Anche se Steve Jobs non è Apple, la sua figura di Ceo (o “tiranno visionario”, copyright Henry Kissinger) rappresenta l’emblema odierno dell’identificazione fra biografia e azienda, come è successo solo a Ford e poi al modello Toyota, capaci di inventare un modo di produzione divenuto di massa. Merito della “catena corta decisionale di Apple” non è però solo Steve Jobs, bensì una squadra ristretta di manager illuminati, di cui il nuovo Ceo di Apple, Tim Cook, rappresenta l’uomo della logistica.

Tim Cook, Ceo di Apple
Tim Cook, Ceo di Apple

Tim Cook, un uomo – secondo alcuni detrattori – troppo abituato ad ubbidire a Steve Jobs, potrebbe sentire eccessivamente il peso delle responsabilità nella nuova Apple. Ma in realtà, se Apple è la seconda società per capitalizzazione di Borsa, metà del merito è da attribuire proprio a Cook, che è a Cupertino dal 1998 e riveste il ruolo di Coo dal 2005. Oggi essere esperti di logistica serve di più che essere visionari e capire dove andrà il mercato.

Il suo ruolo ufficiale consisteva nel fare lo Chief Operation Officer, il responsabile di tutte le attività operative dell’azienda. Ma Cook, durante le numerose assenze per malattia di Jobs, ha già svolto di fatto le mansioni di Ceo nell’attività quotidiana. A Cook spetterà un premio d’insediamento di circa 383 milioni di dollari, da riscuotere nel 2021. Una cifra da capogiro che dimostra quale sia la posta in gioco di Apple nell’era post-Jobs.

Steve Jobs, ex Ceo di Apple
Steve Jobs, ex Ceo di Apple

Squadra che vince, non cambia. Nessuno di noi ha la palla di vetro, ma si dice che forti pressioni siano in atto su Jony Ive, il designer artista di Apple, perché accetti il ruolo di “Product Visionary” nella nuova Apple di Cook. Sarebbe un ruolo/cameo, come quello di Vint Cert (Internet Evangelist) presso Google. Un ruolo che, ancora una volta, vuole dimostrare la continuità con la Apple dell’era-Jobs.

Il successdo di Apple è nato dal cocktail della visionarietà di Jobs e del pragmatismo di Cook. Anche senza Jobs, Apple vuole dimostrare di avere tutte le carte in regola per non perdere la bussola. Anche se Android ha stravinto contro iPhone nel mercato smartphone, Apple vuole dire la sua nel Mobile con iPad, il tablet che presto subirà la concorrenza aggressiva non solo di Android ma perfino di Windows 8. Ma soprattutto Apple sembra intenzionata a conquistare il salotto digitale. Il flop di Apple Tv potrebbe essere cancellato da un nuovo prodotto: un set Tv basato su iOS, magari accompagnato dall’acquisizione dello streaming televisivo di Hulu. Tim Cook, il nuovo Ceo, ha 28 miliardi di dollari da spendere in M&A (su oltre 70 miliardi di dollari cash). Hulu in tandem con iCloud potrebbe davvero traghettare Apple nell’era del cloud computing, e dei servizi per chi è sempre connesso (always on) con smartphone e tablet.

Apple potrebbe essere tentata dall’avventura di fare la sua Tv, con apps di terze parti (NBA, MLB e anche Netflix). Per sfidare Google Tv su un nuovo fronte. L’era Cook è ormai iniziata. In attesa del nuovo iPhone 5, Apple ha forse l’asso nella manica per far dimenticare il suo Ceo della “rivoluzione permanente” e inaugurare un’era più pragmatica con Tim Cook.

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Apple Tv con iOS in cantiere?
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Autore: ITespresso
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