Apple si divincola tra crisi di credibilità e incertezze

Aziende

La gestione del caso Steve Jobs, in congedo fino a giugno, potrebbe causare danni di immagine e legali all’azienda. Apple rischia anche cause in tribunale

L’affaire Steve Jobs si complica. Non bastano le rassicurazioni sulla bravura e affidabilità di Tim Cook, al timone dell’azienda fino al ritorno di Steve Jobs (in congedo per malattia fino a giugno); non basta l’aver tirato in causa la tutela della privacy a cui aveva (e ha) diritto il Ceo: per rassicurare gli investitori di Apple, ci vuole ben altro.

C’è chi dice che Steve Jobs, Ceo e co-fondatore, pesa di più in Apple di Michael Dell in Dell. C’è chi parla di “zona grigia” fra personale responsabilità fiduciaria.

Fatto sta che Apple rischia anche cause in tribunale, ma soprattutto rischia una crisi di credibilità e incertazza sul futuro. Ma una causa in tribunale, perché Apple avrebbe minimizzato la severità della situazione, sarebbe una novità: perché il tema è troppo delicato, in fondo rigarda la parte più privata della vita di una persona.

Al di là se ci sarà un esito giudiziario o no, gli investotori di Apple vogliono vere rassicurazioni: sul futuro della società, capire che c’è un piano per il dopo-Jobs (magari con un successore designato) e magari vedere Apple guadagnare nuovi preziosi punti di market share nel mercato Pc. Più che di altre novità, nel 2009 Apple deve solo dimostrare di saper crescere con le sue gambe, con o senza Jobs.

Autore: ITespresso
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