Apple incassa un verdetto favorevole contro lo sblocco di iPhone

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Apple incassa un verdetto favorevole contro lo sblocco di iPhone
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Tribunale di New York: Apple non deve sbloccare iPhone se non vuole. L’azienda di Cupertino guadagna l’appoggio di Microsoft, dopo quello di Google, Twitter e Facebook, e il sostegno di Electronic Frontier Foundation (EFF)

Apple ha trovato un giudice non a Berlino, ma a Brooklyn, alla Corte distrettuale degli Stati Uniti a New York. L’azienda di Cupertino, scesa in battaglia contro l’Fbi nel caso dell’iPhone 5C in mano all’attentatore della strage di San Bernardino, incassa un verdetto favorevole contro lo sblocco di iPhone, in un altro caso giudiziario, in corso in un tribunale a New York. Sentenza che potrebbe costituire un precedente.

Apple incassa un verdetto favorevole contro lo sblocco di iPhone
Apple incassa un verdetto favorevole contro lo sblocco di iPhone

Il giudice Orenstein della Corte distrettuale degli Stati Uniti a New York, non convinto di usare una legge vecchia di due secoli, l’All Writs Act (la stessa usata nel caso di San Bernardino),ha deciso che Apple non deve sbloccare lo smartphone e violare la privacy dell’iPhone se non vuole farlo. La sentenza della Grande Mela, relativa al caso di uno spacciatore di droga accusato nel Queens, potrebbe rappresentare un precedente utile per il caso Apple vs. FBI, tanto che il Dipartimento di Giustizia USA si è impegnato ad appellarsi contro il verdetto. Se Apple non è costretta ad ottemperare alle richieste da parte delle forze dell’ordine, può portare nuovo materiale a sostegno della propria tesi contro le backdoor. L’azienda guidata dal Ceo Tim Cook ha opposto un secco rifiuto alla richiesta dell’Fbi di forzare l’iPhone del killer di San Bernardino, perché realizzare un software per sbloccare il device, per piegarsi alla richiesta dell’FBI, genererebbe una backdoor in ogni iPhone, lasciando così gli utenti in balia del cyber crimine.

L’iPhone 5C da sbloccare era stato concesso dal datore di lavoro di uno dei killer autori della strage di San Bernardino, in California: nel dicembre scorso, la coppia di terroristi, marito e moglie nella vita, ha ucciso 14 persone e ferito altre 22. L’iPhone 5C è protetto da un codice di accesso: ma nell’ultima versione dell’OS di Apple, se si digita la password errata per 10 volte consecutive, una funzione di sicurezza cancella i dati dello smartphone. Il datore di lavoro ha fornito il permesso alla polizia di utilizzare l’iPhone come prova e per cercare informazioni utili alle indagini sulla tragica strage compiuta a un centro disabili.

L’FBI vorrebbe entrare nell’iPhone al centro del caso giudiziario, tuttavia teme la cancellazione dei dati, dopo 10 tentativi falliti. Dunque, ha chiesto ad Apple di collaborare per rilasciare un aggiornamento del software, perché elimini la funzione di sicurezza che pone il limite tassativo dei dieci tentativi per sbloccare un iPhone. Ma Apple ha risposto di temere che la richiesta dell’FBI rappresenti un “precedente pericoloso”: “Opporci a questo ordine non è qualcosa che prendiamo alla leggera” ha spiegato il numero uno di Apple, Tim Cook. “Riteniamo che dobbiamo far sentire la nostra voce di fronte a ciò che vediamo come un eccesso da parte del governo Usa“. E il legale del colosso californiano ha rincarato la dose: “Se Apple perde, ci ritroveremo in uno stato di polizia“.

I big della Silicon Valley (Google, Facebook, Twitter) più Microsoft appoggiano Apple. Il co-fondatore di Microsoft e filantropo, Bill Gates, intervenuto in un’intervista rilasciata al Financial Times (FT), si è invece schierato dalla parte delle autorità, perché ritiene infondato il timore di Apple secondo cui sbloccare un iPhone significa mettere a repentaglio la sicurezza di tutti: “Questo è un caso specifico, non generale, in cui il governo chiede informazioni“.

Microsoft ha già presentato una petizione in tribunale per esprimere pieno sostegno a Apple contro l’Fbi e contro la richiesta del governo americano. Anche Google, Twtter e Facebook poitrebbero seguire le orme dell’azienda di Redmond.

Electronic Frontier Foundation (EFF), organizzazione non profit dedicata a tutelare i diritti digitali e della libertà d’espressione nel mondo digitale, potrebbe presentare una “Amicus curiae” a favore di Apple, con il supporto di altre organizzazioni pro diritti digitali.

“Se il governo degli Stati Uniti può costringere Apple per fare questo, perché non anche i governi cinese o russo? Altri paesi chiederanno di fare lo stesso per altri casi simili. Vogliamo avere questo precedente?” ha spiegato a USA Today Kurt Opsahl, consigliere generale di EFF.

Del resto, le implicazioni della richiesta dell’FBI prefigurano uno scenario da Grande Fratello: “Il governo potrebbe avere il potere di raggiungere il dispositivo di chiunque e rubare i dati. Il governo potrebbe estendere questa violazione della privacy e chiedere a Apple di sviluppare un software di sorveglianza per intercettare i messaggi, accedere alle cartelle cliniche o dati finanziari, tracciare la vostra posizione, o anche accedere al microfono del telefono o alla macchina fotografica senza che voi lo sappiate” ha detto il Ceo Tim Cook. Una backdoor nell’iPhone sarebbe “l’equivalente del cancro per il software”, ha ribadito ad ABC News. Il numero uno di Apple spiega che non difende i terroristi, bensì i diritti, la privacy e le libertà digitali di tutti gli utenti di dispositivi. Qui è in gioco la “sicurezza pubblica” di tutti, secondo Apple. E, da paladina della privacy e della crittografia, guadagna l’appoggio e il sostegno di aziende concorrenti e di organizzazioni pro cyber-rights.

Il Ceo Tim Cook è pronto ad arrivare alla Corte Suprema. Intanto assume Frederic Jacobs, sviluppatore dell’app di messaggistica criptata Signal, usata anche da Edward Snowden, colui che svelò il caso NSA e che oggi appoggia Apple senza se e senza ma. Appoggia Apple quasi metà degli americani e perfino il marito di una sopravvissuta alla strage di San Bernardino.

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