Applicazioni, avanti adagio

Management

Il mercato del software applicativo destinato alle Pmi stenta a riprendersi, e non solo a causa della crisi economica, ma anche perché le aziende richiedono un’offerta che abbini completezza funzionale, flessibilità e facilità di installazione e di impiego che pochi produttori possono assicurare. Chi ci riesce guadagna quote di mercato

Se qualcuno crede che ormai per il mercato italiano dell’Ict i tempi duri siano finiti è bene che si ricreda. Questo almeno è quello che pensa Alfredo Gatti, partner di Nextvalue, una società di consulenza che vanta clienti di grande rilievo, e perciò rappresenta una voce informata, indipendente sia dalla domanda sia dall’offerta. Si tratta di un’opinione, non del risultato di una analisi formale del mercato, precisa Gatti. Ma è un fatto che non si percepiscono segnali né forti né deboli che indichino che la domanda, nell’ultimo periodo, sia aumentata come alcune rilevazioni ottimistiche sembrano lasciar credere. Questo vale in modo particolare per le Piccole e medie imprese che comunque tendono ad investire nelle applicazioni più direttamente correlate al loro core business, evitando i grandi progetti come il rimpiazzo dell’intero sistema informativo, tranne nel caso di sistemi informativi obsoleti. A rendere ancora più difficile la vita ai fornitori, c’è il fatto che oggi le trattative si sono allungate perché gli interlocutori aziendali sono diventati più competenti e puntano a ottenere il massimo dai fornitori. Ormai le redini di molte Pmi sono passate nelle mani dei figli dei fondatori, che hanno studiato, hanno una buona conoscenza di base dell’informatica che considerano uno strumento di lavoro quotidiano. Questi nuovi manager hanno una buona capacità di valutare costi e benefici delle soluzioni che gli vengono proposte e vogliono capire bene le ragioni delle scelte, per esempio con una attenta analisi del Roi. La domanda, aggiunge Gatti, è oggi diversa da quella di cinque anni fa, perché va nel senso della evoluzione dei sistemi informativi esistenti, non della loro sostituzione, tranne in casi specifici come la nascita di nuove aziende o l’uscita dal mercato del fornitore per acquisizione o fallimento. C’è poi il revival delle applicazioni custom, per quanto possibile snelle e su misura, preferite ai package ricchi di funzioni inutili e pesanti da gestire. Questa evoluzione ha trovato impreparato più di un produttore, ha precisato Gatti. I nostri produttori nazionali si sono fatti sorprendere, visto che hanno inizialmente interpretato la crisi come temporanea. Preso atto che la stasi continua, sono venute meno alcune certezze, come, per esempio, quella di ritenersi ‘padroni’del territorio, visto che le principali offerte sono disponibili ovunque e con un supporto locale. Il risultato è che nessuno più possiede un cliente, e i produttori devono rinnovare gli sforzi per riconquistarlo ogni volta, quasi come se fosse la prima. E’ pur vero, però, che gli operatori nazionali gestiscono bene i loro clienti, sono loro vicini, parlano il loro linguaggio e sono flessibili, sempre disposti a migliorare. Nel bene e nel male è il comportamento dell’artigiano che si muove in un contesto industriale, dove le economie di scala non sono più alla portata di tutti.

Autore: ITespresso
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