Approvata la regia unica per lo sviluppo digitale

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Varata regia unica per sviluppo digitale
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L’Italia vara il centralismo per lo sviluppo digitale. Votato l’emendamento sulle competenze informatiche, per azzerare il divario digitale

L’Italia vara il centralismo a livello nazionale per azzerare il divario digitale, dando l’addio al “federalismo digitale” che ha contribuito a creare un anacronistico divario digitale a livello regionale. È stato votato l’emendamento, voluto dall’esperto di reti e parlamentare Stefano Quintarelli, sulle competenze informatiche che stabilisce la regia unica e a livello nazionale per lo sviluppo digitale del Paese. L’approvazione è avvenuta all’unanimità.

In base all’emendamento approvato, l’Italia si doterà di una regia nazionale per il divario digitale e tutte le competenze informatiche vengono attribuite allo Stato.

L’emendamento alla Costituzione si riferisce all’Art. 117, dedicato alla ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni. In poche parole, in Italia nasce una legislazione nazionale onnicomprensiva sull’informatica italiana. Standard ed interoperabilità ritorneranno al centro.

Il parametro costituzionale migliorerà “l’efficacia della macchina amministrativa, anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze”, come ha commentato Stefano Quintarelli. Dopo questa riforma, lo Stato ricomincerà a legiferare sul tema del digitale, riprendendo le redini dello sviluppo. Se tramonta il “federalismo informatico”, rimangono d’attualità le Agende Digitali locali, in quanto la maggior parte dei finanziamenti sono gestiti dalle Regioni tramite i Piani Operativi basati sui Fondi Strutturali della UE.

Varata regia unica per sviluppo digitale
Varata regia unica per sviluppo digitale

Contrastare il divario digitale è un obiettivo di primaria importanza. Nei giorni scorsi, un report di Ookla ha bocciato – ancora una volta – la banda larga italiana, maglia nera in Europa. A 9.1 Mbps, la banda larga italiana risulta inferiore ai 9.4 Mbps della Namibia.

Secondo i dati NetIndex di inizio settembre, perfino la Grecia ha superato l’Italia nella velocità in download. Nella banda larga, l’Italia è già da allora fanalino di coda tra i Paesi del G8 e maglia nera fra i 34 Paesi Ocse.

In questo scenario, l’Italia non è ben posizionata per raggiungere l’obiettivo dell’Unione europea (UE), che consiste nel fornire (almeno) i 100 Megabit a metà della popolazione nel 2020. Ma entro questa data, tutti i cittadini europei dovranno essere raggiunti dai 30 Megabit.

Secondo un recente rapporto stilato da AgCom, l’Italia langue agli ultimi posti in Europa con una copertura “inaccettabile” al 21%.

Tuttavia lo Spread digitale vale 10 milioni di euro al giorno, il che equivale a 3,6 miliardi di euro all’anno (fonte: Censis), l’economia digitale potrebbe imprimere una spinta del PIL pari a 5 punti percentuali.

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Autore: ITespresso
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