Aruba, il cloud (anche privato) è il tema comune per grandi imprese, Pmi e PA

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Aruba, Stefano Sordi, direttore marketing di Aruba
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A pochi mesi dal debutto dell’offerta di cloud privato, Stefano Sordi, direttore marketing di Aruba, fa il punto. Grandi imprese, Pmi e Pubblica Amministrazione hanno approcci differenti, ma il cloud rimane tema comune

Era una scommessa sulla quale puntare l’offerta di private cloud lanciata lo scorso gennaio da Aruba, per offrire un nuovo servizio Iaas alle aziende italiane di medie e grandi dimensioni. A distanza di qualche mese facciamo il punto con Stefano Sordi, direttore marketing del provider italiano, che sta cercando di allargare non solo la proposizione in termini di servizi (quella di private cloud ne è un esempio significativo) ma anche in termini di diffusione europea, con la presenza in diversi Paesi e la recente apertura nel Regno Unito. E’ stato infatti inaugurato da meno di un mese, a fine aprile, un nuovo data center partner Equinix a Londra, che sarà punto strategico non solo per le aziende inglesi ma anche per le realtà straniere, in primis italiane, che vorranno gestire infrastrutture IT che abbiano come target di utilizzo il mercato inglese.

Un periodo di fermento, tenendo conto che l’offerta di Aruba si è allargata negli ultimi anni dal web hosting, all’email, alla pec fino alla registrazione dei domini. E che abbraccia Vmware (da sempre) ma anche Microsoft “in modo significativo dallo scorso dicembre”, quando Aruba ha deciso di essere il primo provider ad entrare nel consorzio Cloud OS Network di Microsoft,  offrendo ai propri clienti enterprise la compatibilità con la piattaforma cloud di Microsoft (Windows Server 2012 R2 con Hyper-V System Center 2012 R2 e Azure). “Cerchiamo di rimanere i più agnostici possibili tra Vmware e Microsoft, ma i clienti hanno una propensione verso Vmware ancora accentuata” precisa Sordi.

Aruba, Stefano Sordi, direttore marketing di Aruba
Aruba, Stefano Sordi, direttore marketing di Aruba

Non è un caso che l’offerta di Private Cloud ad oggi preveda solo la soluzione Hypervisor VMware vSphere 5.5, con un pagamento mensile delle risorse e uno storage replicato su un data center secondario situato in Italia. “Ad oggi abbiamo centinaia di aziende attive sul private cloud dopo pochi mesi dall’attivazione – racconta Sordi  -. Sono aziende di dimensioni medio grandi, laddove misuriamo la dimensione aziendale non in termini di numero di dipendenti ma in base alle esigenze IT, in termini di richiesta di potenza computazionale. Alcune aziende hanno deciso di passare da un soluzioni in cloud pubblico a una soluzione privata perché hanno apprezzato maggiormente il metodo di erogazione del servizio: un canone fisso mensile permette di fare stime definite per una media azienda e la presenza di risorse computazionali dedicate ad esclusivo utilizzo del cliente fa sentire in molti casi più sicuri. Pianificazione di risorse predefinite e garantite con un livello di sicurezza percepito maggiore dall’impresa sono gli elementi che i clienti hanno sottolineato nella nostra offerta: confortevole, pianificabile e sicura”.

Al momento non ci sono banche tra i clienti, che si ripartiscono su un ventaglio piuttosto ampio di system integrator che comprano potenza computazionale, amministrazioni pubbliche in particolare locali, come comuni, Asl o enti parastatali, fino ad arrivare alle società private che hanno bisogno per la loro attività di un cloud privato per fare retail o streaming.  “L’ambizione sul cloud è consolidare la posizione di mercato, consapevoli che tutte le tecnologie hanno bisogno di tempo per affermarsi, affiancando alla soluzione per la parte di medie aziende quella più enterprise e per la PA” continua Sordi.

Per chi invece è una realtà più piccola e guarda al cloud pubblico come una soluzione anche temporanea, a marzo Aruba ha lanciato una variante del servizio tradizionale di cloud computing, denominata Smart, per agevolare l’ingresso nel mondo cloud di sviluppatori o pmi che ancora utilizzano un’infrastruttura fisica o basata su Virtual Private Server. “L’offerta si compone di una soluzione preconfigurata di cloud server, con un costo mensile a partire da meno di 5 euro – precisa Sordi –  nasce per rispondere all’esigenza di ambienti di sviluppo, test, staging o produzione di servizi non mission critical, con un occhio di riguardo al mondo degli sviluppatori. Garantisce Connessione 1GBit/s, storage SSD e virtualizzazione Vmware”.

Funzionali all’erogazione dei servizi complessivi di Aruba sono i tre datacenter proprietari (due in Italia e uno in Repubblica Ceca) e i tre datacenter in partnership (a fine 2012 aperto a Parigi, a fine 2013 a Francoforte, lo scorso mese a Londra) dove  il cliente sceglie di allocare i propri dati indipendentemente dal paese di origine. “Al momento solo in Francia abbiamo costituito una società  per assistere i clienti con una strategia specifica di ingresso sul mercato – precisa Sordi -.  Con sei data center copriamo  cinque  geografie con un’offerta superiore a quella dei grandi provider in ambito cloud, come Amazon.  I nostri data center hanno una tecnologia facilmente replicabile ovunque nel mondo, che permette di aprire un data center in poche settimane. E’ proprio la strategia di localizzazione dei data center nelle diverse regioni che ci ha portato al livello di perfomance raggiunto, anche in termini di fatturato. Il cloud è un vantaggio anche per noi”.

La crescita a doppia cifra del fatturato rispecchia l’andamento in tutti i quattro settori dell’offerta, anche se Hosting & Domini, Data Center Solution e Security sono cresciuti a doppia cifre, mentre il Cloud a tre cifre. “Non abbiamo risentito della crisi economica, ma il merito è delle aziende italiane che hanno investito in questi servizi e tecnologie. Per le piccole e medie aziende il cloud risponde a esigenze di risparmio e di efficientamentoargomenta Sordi.

In questi giorni la sfida si sposta non solo sulle aziende ma anche sul settore pubblico, con Forum PA che si inaugura domani a Roma. Una PA che ormai ha una roadmap definita da anni e una direzione tracciata che decreta l’obbligatorietà della Pec per tutti i soggetti giuridici, la fatturazione elettronica, la firma digitale. “I servizi cloud sono un mezzo economico e sicuro per erogare servizi ai cittadini in modalità interoperabile e sicura” ribatte Sordi pur sapendo che i processi di digitalizzazione e di outsourcing nel pubblico richiedono tempo. A Roma, da domani, si dibatterà anche di soluzioni cloud based pensate per la PA, che garantiscono disaster recovery e business continuity.

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