Aruba, dopo il black out dei server, è ora nel mirino del Codacons

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Dopo l’incendio alla server farm di Aruba ad Arezzo, questa mattina risultavano inaccessibili 1,5 milioni di siti Web italiani. Il Codacons pensa ad una Class action. Aruba spiega quanto è accaduto

La server farm di Aruba è tuttora parzialmente in tilt, dopo l’incendio che si è sviluppato la scorsa notte (scoppiato verso le 4 a.m.): infatti se il Web è tornato visibile, grazie al ripristino di due sale server su tre, invece risultano tuttora irraggiungibili le Webmail. Inoltra tuttora sono offline i servizi UPS, dedicati alla continuità energetica al servizio. Potrebbero quindi verificarsi disservizi se “saltasse” l’elettricità. Il black-out ha riguardato più di un milione di domini registrati ed oltre 1.500.000 di clienti attivi. Aruba è adesso nel mirino del Codacons: l’associazioni consumatori non esclude la class action per chiedere un risarcimento per il disservizio subito dagli utenti in queste ore.

Fin da subito, comunicando in tempo reale su Twitter, Aruba ha assicurato che nessun dato sarebbe stato perso. Aruba però tranquillizza aziende e webmaster: “le macchine server e le sale dati non hanno subìto alcun danno“. Dunque, appena il ripristino sarà avviato, i siti Web, ora inaccessibili, potranno in generale tornare visibili. Si tratta del più grosso black out della Rete italiana, che ha colpito i siti Web e le Webmail.

La server farm aretina Aruba è stata colpita da un incendio, iniziato nella sala UPS, in seguito a un corto circuito. Immediatamente entrato in funzione il sistema di rilevamento incendi che in sequenza spegne il condizionamento e attiva il sistema di estinzione. L’incendio era già domato in mattinata, ma le operazioni sono risultate “lente” in quanto era necessario dapprima procedere “con la rimozione della polvere prodotta dalla combustione. A seguire verranno effettuati gli interventi di ripristino.

UPDATE ore 19.58: Infine un comunicato di Aruba diramato poco fa, oltre a riportare le scuse del provider per l’accaduto, spiega: “Poiché il fumo sprigionato dalla combustione della plastica delle batterie ha invaso completamente i locali della struttura, il sistema ha interpretato la persistenza di fumo come una prosecuzione dell’incendio e ha tolto automaticamente l’energia elettrica.
Confermiamo che nessun danno è stato arrecato ai server e agli storage che ospitano i contenuti dei nostri clienti e alle persone presenti in azienda. Non si è verificata alcuna perdita di dati“.

E continua: “Solo a questo punto il nostro personale tecnico ha potuto attivare la prevista procedura di emergenza che ha consentito il ripristino in breve tempo dell’alimentazione di due delle tre sale server del data center: precisamente, alle h.10:30 la prima sala server è tornata attiva, la seconda è stata rimessa in funzione attorno a mezzogiorno.
Alle h.15:30 è stata ripristinata l’alimentazione completa dell’intera server farm.
Oltre cento persone hanno lavorato per ridurre al minimo il disservizio.
Allo stato attuale risultano da completare i lavori di sostituzione di tutte le batterie (oltre 1200) e di tutti gli UPS con sistemi di altra marca. Queste attività proseguiranno ininterrottamente per tutto il weekend.
I tecnici della società Eaton, fornitrice dei gruppi UPS, delle relative batterie e del servizio di manutenzione, stanno svolgendo le indagini necessarie ad individuare l’esatta causa del guasto“.
Ma per evitare che possa ripetersi il fatto: “Nonostante sia consuetudine installare le batterie all’interno del data center, per evitare il ripetersi di quanto accaduto, da oggi le batterie del data center di Arezzo e di tutti gli altri data center del Gruppo Aruba saranno installate in appositi locali, esterni e separati dalla struttura principale“.
Aruba ricorda di aver operato in completa trasparenza: “I nostri clienti sono stati costantemente aggiornati sull’evoluzione della situazione attraverso il nostro sito di assistenza, la nostra pagina su Facebook e su Twitter“.
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Server farm di Aruba
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Autore: ITespresso
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