La Dichiarazione delle libertà su Internet

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La domanda da porsi non è se internet verrà regolamentata, ma come – e, soprattutto, da chi. Ecco a quali interrogativi vuole rispondere la Declaration of Internet Freedom, sostenuta da ACLU, EFF e Mozilla

Dopo la battaglia (vinta) contro Stop Online Piracy Act (Sopa), PIPA, in Italia l’emendamento Fava e la delibera AgCom, aspettando il voto di domani su ACTA, arriva la dichiarazione delle cyber-libertà: “Declaration of Internet Freedom” vuole proteggere internet dalle interferenze grazie a cinque princìpi generali. Internet è fatta di cavi, server, Web standard e – ovviamente – da comunità e singoli utenti.

Gli standard Web come l’HTML dicono ai browser come disporre i contenuti sullo schermo, i protocolli internet aiutano le macchine a dialogare le une con le altre,i mercati determinano come i contenuti vengono creati e distribuiti, mentre le leggi regulano tutto, dalla the trasmissione delle linee elettriche che forniscono l’energia a internet fino ai divieti del pedo-porno. Tutto questo ecosistema – norme sociali, architetture e leggi — governa Internet, perché governa la società umana. E poiché internet diventa inesorabilmente interconnessa con ogni sfaccettatura della vita moderna, la domanda da porsi non è se internet verrà regolamentata, ma come – e, soprattutto, da chi.

Da dove arriverà la regolamentazione? Chi controlla internet? Di chi è? Sono domande che hanno molte risposte: fra miliardi di utenti internet, migliaia di organizzazioni con i loro network, Isp, gruppi internet protocol, legislatori pubblici ed un manipolo di grandi colossi come Verizon ed AT&T che gestiscono le dorsali, le risposte sono molteplici.

Basta vedere con quale semplicità la Siria, l’Iran, la Cina e perfino l’India mettono la museruola e ipotecano i cyber-rights con una pesantissima censura su Internet, per capire che dove gli interessi collidono o si oppongono, le interferenze emergono in maniera anche drammatica. Ma la maggiore minaccia arriva a volte dalle lobby nelle democrazie occidentali. Il caso Twitter obbligata a fornire i Tweet di OccupyWallStreet lo dimostra: i Tweet non hanno privacy, ha sentenziato il giudice. SOPA ne è un fulgido esempio. In Europa ACTA ha smobilitato Anonymous e milioni di cittadini che hanno firmato la petizione contro l’accordo anti-contraffazione. La versione finale della Dichiarazione si snoda cinque principi racchiusi in 104 parole.

Fra i sostenitori Mozilla, l’American Civil Liberties Union (Aclu) e EFF. Una curiosità: sono assenti Google e Wikipedia, fra i più accesi oppositori di SOPA.

La dichiarazione delle libertà su Internet @shutterstock
La dichiarazione delle libertà su Internet
Autore: ITespresso
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