Aspettando l’Rfid

Management

Con Paolo Mariconti, Direttore Commerciale Dsm, parliamo delle promesse
dell’Rfid e delle tendenze di spesa nel mondo retail

È sulla bocca di tutti in questo momento: è l’Rfid, cui il mondo del retail guarda con aspettativa, chiedendosi come trarre il meglio da questa nuova tecnologia . È più di un codice a barre e l’utilizzo permetterà di collegare tutta la filiera produttiva e distributiva, rivoluzionando tutto il settore. ?Tutti dicono che l’Rfid sarà il futuro, attualmente però non ha ancora preso piede compiutamente nel retail. Esistono test ed esperimenti fatti dalle grandi società a livello internazionale, fondamentalmente Wal Mart e Metro. Anche alcune insegne italiane stanno sperimentando, Esselunga per esempio?. A parlare è Paolo Mariconti, Direttore Commerciale e uno dei fondatori di DSM, una società partner di Symbol Technologies che dal 1991 opera nel settore sviluppando e installando applicazioni per il settore. ?Noi conosciamo la tecnologia da circa 10 anni. Abbiamo cominciato con una soluzione per la tracciabilità dei container nel porto di Genova o per la gestione dei pallet di una fabbrica di ceramiche. Applicazioni per prodotti particolari o situazioni ambientali dove il codice a barre risulta deperibile. Se questa tecnologia non ha ancora preso piede è perché il quadro normativo non è ancora completo. In Europa c’è anche un problema di frequenze, alcune sono ancora di tipo militare, certificare e omologare le frequenze è ancora un problema. Con l’Rfid c’è anche una serie di problematiche legate alla privacy, perché il tag non si disattiva e permette un livello di controllo del consumatore molto più alto rispetto al codice a barre. Infine c’è un problema di costi: il mercato retail ha marginalità piuttosto basse e non riesce ad ammortizzare il costo di un tag almeno sulla singola confezione. Mentre il codice a barre è solo questione di stampa, inserire un filo di rame o di un materiale che trasmetta impulsi elettromagnetici è necessario modificare gli impianti di confezionamento. Il mio parere è che l’Rfid abbia senso per la tracciabilità dei pallet. Nel momento in cui avremo un’ armonizzazione dei prodotti, degli standard e dei protocolli certi allora si creerà il mercato. Anche nel caso del Wi-Fi è stato così e se ci pensiamo anche il codice a barre ha avuto bisogno dell’istituzione di un’associazione, Indicod, che stringesse accordi a livello mondiale. Quando l’Rfid prenderà piede, uno studio di Gartner parla del 2015, si apriranno spazi per un network di società che vadano a integrare tutte le informazioni che in questo caso saranno molte di più del codice Ean? . Se per l’Rfid c’è ancora tempo, questo non significa che il mondo del retail stia con le mani in mano, le applicazioni che le insegne nazionali e internazionali, fino alle catene del lusso come Prada e Gucci, chiedono riguardano l’inventario e il merchandising, la rilevazione prezzi della concor- renza, la gestione degli indici di competitività. ?In questo momento – continua Mariconti – la richiesta più frequente è quella di collegare i terminali Symbol ai sistemi informativi centrali in modo da trasmettere le informazioni in tempo reale per avere una situazione sempre aggiornata. Fino a poco tempo fa tutte queste operazioni erano fatte attraverso il codice a barre, si raccoglievano tutti i dati e in un secondo tempo venivano inviati alla sede centrale. Adesso c’è una grande richiesta di interattività, per avere un’integrazione sempre maggiore fra la logistica e il punto vendita. La possibilità di collegare i lettori di codice a barre con i server ottimizza i tempi e riduce gli sprechi. Quando si fa un ordine, per esempio, è possibile conoscere le quantità disponibili a magazzino e in caso di scarsità valutare prodotti alternativi?. Nella messa a punto di una soluzione dsm non è l’unica società coinvolta. Anche in questo caso prevale la partnership, sia con il cliente sia con i fornitori dell’applicazione in sede . ?Ormai prevale una logica di sistemi informativi integrati – conclude Mariconti – c’è qualche azienda che sta provando a studiare soluzioni a 360 gradi, ma è un mondo talmente complesso che la tuttologia non paga. Dsm ha sempre fatto abiti su misura quando il cliente l’ha chiesto. Basti pensare che abbiamo circa 400 software di inventario diversi sviluppati per le tante insegne presenti in Italia?.

Autore: ITespresso
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