Assinform: Bene cloud e IoT, anemico il mercato digitale

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Assinform: Cloud e IoT trainano il mercato digitale italiano, ma non compensano i ritardi
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Il mercato digitale italiano è anemico: la crescita è modesta, poco superiore al 2015. A spingere il settore sono cloud e IoT, che corrono a tripla cifra. Tuttavia il ritardo da recuperare è ancora significativo, spiega Assinform

Il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni e contenuti) è fermo al palo: chiude il primo semestre dell’anno, registrando una crescita anemica dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a quota 31.953 milioni di euro. In generale, si il rallentamento dei comparti più tradizionali e il dinamismo di quelli più legati alla trasformazione digitale dei modelli produttivi e di servizio. Parliamo delle rilevazioni di Assinform condotte in collaborazione con NetConsulting Cube. Per l’intero 2016, si stima un incremento dell’1,3% a 65.759 milioni. La crescita del 2015 si è fermata all’1%, dopo continue flessioni negli anni precedenti. Scorporando dal mercato la componente dei servizi di rete di Tlc, la crescita si irrobustisce invece al 3,2% nel primo semestre, contro il 2,5% del primo semestre dell’anno scorso, ma non basta, infatti la ripresina non deve distogliere l’attenzione dalle criticità: “Il ritardo da recuperare è però ancora importante. L’accelerazione sui tanti fronti dell’Agenda Digitale e il varo dei programmi Industria 4.0 diventano essenziali per riportarsi al passo, e anche per stimolare un’evoluzione del settore ICT che consenta al Paese di contare stabilmente sul know how necessario”, come sostiene Agostino Santoni, presidente di Assinform.

Assinform: Cloud e IoT trainano il mercato digitale italiano, ma non compensano i ritardi
Assinform: Cloud e IoT trainano il mercato digitale italiano, ma non compensano i ritardi

Vediamo i dati nei dettagli. I contenuti e la pubblicità digitale mettono a segno una crescita del 9%, che compensa il calo dei servizi di rete (-2,2%). I servizi ICT registrano un incremento del 2% (a 5.198,5 milioni), trainati dal Cloud. Il software e le soluzioni mettono a segno un progresso del 4,8% (a 2.863 milioni), spinti da Internet of Things (IoT). Dispositivi e Sistemi si attestano a 8.355 milioni (+1%), Contenuti Digitali e Digital Advertising a 3.816 milioni (+9%). Sono digital enabler il Cloud, in crescita a tassi attorno al 20%; la componente IoT al 15%; il mobile business al 13/14%; le soluzioni per la sicurezza al 5%.

Attenzione particolare meritano l’IoT e il Cloud. – ha sottolineato Santoni – L’IoT è quanto di più potente ci possa essere per innestare le potenzialità del digitale in quelle degli altri settori chiave del made in Italy, innovandone prodotti, servizi e filiere, e offrendo spazi molto promettenti ai progetti di digitalizzazione diffusa in chiave Industria 4.0. E questo mentre i servizi di Data Center e del Cloud Computing danno conto di mutazioni importanti, sia sul fronte della domanda, per la facilità di accesso a capacità ICT senza investire in immobilizzazioni, che su quello dell’offerta ove l’accento si va spostando sulla capacità di fornire funzionalità anziché asset.”

Le priorità sono note: infrastrutture digitali in banda larga, attuazione della Strategia Digitale, i nuovi programmi Industria 4.0, la creazione di competenze digitali (anche come capacità di interpretare i benefici del digitale); SPID e Italia Login e rafforzamento del percorso di digitalizzazione della PA.

Una marcia in più è attesa su molti fronti grazie a Industry 4.0: “Il coinvolgimento dell’indotto dei servizi; il cambiamento dell’approccio all’incentivazione, attraverso misure di stimolo ed agevolazione che lasciano margini all’imprenditorialità; la costruzione di un ecosistema digitale in cui hanno ruolo i poli d’eccellenza tecnologica; il coinvolgimento degli stakeholder; la messa in campo di risorse non inferiori a quelle dei paesi con cui concorriamo. Ma quel programma bisogna realizzarlo al più presto. Perché ne abbiamo bisogno e anche per evitare che l’attesa si trasformi in un rinvio delle intenzioni di investimento.”

Bisogna inoltre “far convergere i programmi di digitalizzazione con gli stimoli all’ evoluzione sul fronte dell’offerta, definendo con maggior chiarezza gli ambiti d’intervento di Industria 4.0 di più diretto interesse per chi investe nel settore in Italia, stimolando le aggregazioni in chiave di crescita dimensionale, avviando nuove iniziative sui fronti della creazione delle competenze digitali e della riqualificazione degli addetti. L’evoluzione delle imprese del settore ICT va incoraggiata, per creare occupazione qualificata e per dare la Paese la possibilità di non perdere il controllo del know how che è alla base degli stessi programmi nazionali per l’innovazione”, spiega Assinform.

Infine, diamo uno sguardo al mercato dei dispositivi: ha tenuto, grazie alle componenti più infrastrutturali e agli smartphone (1.570 milioni, + 9,8%), che oramai sono nelle tesche del 65% degli italiani e che nel semestre in esame hanno generato un traffico dati su rete mobile in crescita del 52,7%. Crolla ancora la componente PC (-8% in volumi), ma la fascia dei PC server è in salita del 10,3%, a testimoniare la trasformazione in atto nelle aziende e nel continuo potenziamento dei data center.

Dal report di Assinform, emerge che il comparto del software e delle soluzioni ICT, in ripresa da due anni, a metà anno ha toccato i 2.863 milioni (+4,8%): bene il software applicativo (2.034 milioni, +7,1%), grazie a piattaforme per la gestione web (+15,2%) e IoT per il manufacturing, l’energy management, l’automotive, eccetera (+16,4% a 815 milioni). Invece, le soluzioni applicative classiche (-0,2% a 1.060 milioni) sono al palo. Arretrano il software di sistema (-0,4% a 246 milioni) e anche il middleware (583 milioni, -03% contro il +2,6% dei primi 6 mesi dell’anno scorso), a causa della migrazione di buona parte di essa negli ambiti del cloud e dell’outsourcing infrastrutturale.

I servizi ICT si piazzano dietro solo ai servizi di rete, per peso sul mercato digitale complessivo. La crescita del 2% a 5.198,5 milioni (contro lo +0,3% dell’anno scorso) è trainata dai servizi di data center e cloud computing (+18,8% a 1.074,8 milioni) . Invece sono fermi i servizi di assistenza tecnica (339 milioni) e e sono in lieve flessione tutti gli altri segmenti (outsourcing -1,7%, formazione -2,5%, consulenza -1,2%, sviluppo applicativo e systems integration -1,9%).

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