Assinform: Il segno più del Mercato Digitale è incoraggiante, ma non basta

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Assinform: Il segno più del Mercato Digitale è incoraggiante, ma non basta
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Il Mercato Digitale cresce dell’1,5%, ma non è sufficiente per sostenere la ripresa. Il rapporto Assinform 2015 punta il dito sull’assenza do competenze digitali: senza e-skills, i giovani non trovano lavoro

Il Mercato Digitale chiude il primo semestre in crescita dell’1,5%, ma il segno positivo, pur essendo incoraggiante, non è sufficiente per sostenere la ripresa. Il rapporto Assinform 2015 festeggia l’inversione di tendenza, ma chiede ulteriori sforzi: dall’accelerazione dei programmi di innovazione del governo al coinvolgimento delle Pmi, alla diffusione di nuove competenze digitali.

Assinform: Il segno più del Mercato Digitale è incoraggiante, ma non basta
Assinform: Il segno più del Mercato Digitale è incoraggiante, ma non basta

Guardiamo prima il bicchiere mezzo pieno, rappresentato dall’inversione di rotta: nell’arco di un anno il mercato digitale è passato dal -1,4% del 2014 al +1,5% del primo semestre 2015 e a una previsione annua 2015 rivista al rialzo dall’1,1 all’1,3%. L’attuale +1,5%, nella prima metà dell’anno, arriva dopo il calo dello -3,1% dello scorso anno, ma soprattutto dopo un decennio di costante erosione. Voltare pagina è positivo, ma non basta: la ripresa generale dell’economia e il migliorato clima di fiducia contribuiscono al segno più, ma rimane il fatto che il nuovo “mood” è ancora fragile e che siamo ancora lontani dalla velocità di trasformazione digitale che servirebbe per colmare il divario che ancora ci separa dagli altri paesi guida, e che ha un impatto negativo sulla capacità italiana di competere e creare nuova occupazione.

L’Italia dovrebbe premere l’accelerazione su servizi, prodotti e processi, tramite il ricorso alla Rete, al cloud computing, allo IOT, alle nuove applicazioni in rete e in mobilità, all’utilizzo dei big data.

Assinform fotografa i ritardi italiani sul versante di grandi progetti di stimolo e aggregazione: dal piano banda ultra larga alla digitalizzazione della PA ai piani per la sanità e la scuola digitali, s’incamminano sulla strada giusta, ma richiedono accelerazione.

L’obbligo di fatturazione elettronica verso la PA è un modello da replicare, perché ha spinto aziende e Pmi a digitalizzarsi. Bisogna che ingranino la quinta anche i provvedimenti per i pagamenti elettronici della PA, l’Anagrafe Unica, l’Identità Digitale. Inoltre, va affrontato con maggiore decisione il tema delle competenze informatiche. La trasformazione digitale è ostacolata dall’assenza o scarsità di e-skills.

Nei nuovi business digitali, non è coperto mezzo milione di posizioni di lavoro disponibili: per mancanza di competenze digitali. Il collo di bottiglia è rappresentato dal sistema della formazione. Invece è necessario creare nuove opportunità non solo per il sistema, ma per aiutare centinaia di migliaia di giovani a trovare lavoro.

Andiamo nel dettaglio. Il mercato dei dispositivi e sistemi è cresciuto di poco (+0,5%) e presenta asimmetrie: in flessione la componente PC (-4,4% in volumi, per effetto di un calo di tutti i segmenti: – 5,6% server, -7% desktop, -3% laptop) e dei tablet (-14%, concentrati sul solo mercato consumer, oramai saturo), mentre gli smartphone crescono del 7,4% a 1.430 milioni, trainati dalle nuove applicazioni in mobilità. Nel primo trimestre 2015 sul primo trimestre 2014, le SIM con traffico dati mettono a segno +16,5%, a 45,1 milioni di unità e il traffico su rete mobile (+ 49,1%, per 158 milioni di gigabyte).

Il comparto del software e delle soluzioni ICT, già in ripresa lo scorso anno, a metà anno 2.732 milioni, accelera (+4,5%). Bene il software applicativo (1.900 milioni (+5,8%), grazie alle piattaforme per la gestione web (138 milioni, +15%,) e IoT (per il manufacturing, l’energy management, l’automotive, eccetera +16,7% a 700 milioni), che hanno compensato il declino delle soluzioni applicative tradizionali (-1,2% a 1.062 milioni, con dinamiche comunque in miglioramento rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno). Frena il software di sistema (-1,2% a 247 milioni, per effetto del raffreddamento delle vendite di hardware). Bene invece il middleware (585 milioni, +2,6% contro il +1,1% dei primi 6 mesi dell’anno scorso), grazie alla domanda di soluzioni innovative per l’integrazione, la sicurezza e l’utilizzo ottimale delle risorse IT.

I servizi ICT sono secondi solo ai servizi di rete nel mercato digitale complessivo. L’incremento, per quanto contenuta (+0,3% a 5.096 milioni), pone fine ad anni negativi. Il comparto è infatti trainato dai servizi di data center e cloud computing (+12,3% a 869 milioni), mentre sono in leggero calo tutti gli altri segmenti (outsourcing -1,2%, formazione-3,6%, consulenza -1,6%, assistenza tecnica -1,7%, sviluppo applicativo e systems integration -1,9%), più esposti sui fronti dell’ICT tradizionale, ma comunque coinvolti nella trasformazione in atto.

Autore: ITespresso
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