Assinform: Incentivi e aziende IT in Borsa per cambiare passo

Aziende

In Italia ci sono 230 aziende con un fatturato superiore ai 10 milioni di euro con tutti i requisiti per essere quotate subito, e 682 aziende potenzialmente quotabili

L’IT è il quarto settore industriale del Paese, con 97.000 imprese, 390mila addetti. L’IT italiano ha bisogno sia di incentivi che di puntare sulla Borsa, per dare una scossa.

“Per cambiare il passo dell’economia italiana amplificando i primi segnali di ripresa, oggi sarebbe fondamentale incentivare gli investimenti in Information Technology e realizzare la rete in fibra ottica dedicata alle imprese e alle istituzioni, sia per far crescere in fretta le capacità competitive del Made in Italy, sia per sostenere domanda e occupazione del s ettore IT, dove sono a rischio 20.000 posti di lavoro“.

Assinform chiede da tempo la rottamazione del software, così come dare il via al progetto IT di Industria 2015.

Ogni euro di contributo dato all’IT genera un miglioramento dei livelli occupazionali 2,5 volte più efficace degli stessi contributi dati al settore auto” spiega Paolo Angelucci, presidente di Assinform; “Ipotizzando un contributo pubblico di 200 milioni di euro, verrebbero attivati investimenti per circa 500 milioni di euro impegnati nello sviluppo di nuove soluzioni di alta tecnologia, industrializzate e tarate per le imprese italiane. Il mondo del lavoro ne uscirebbe avvantaggiato da 5000 posti di lavoro qualificati in più, mentre allo Stato ritornerebbero circa 100 milioni in Irap ed Irpef, oltre al risparmio di eventuali ammortizzatori sociali“.

La quotazione delle imprese tecnologiche è un obiettivo non solo reso possibile dal buono stato di salute di molte di loro, ma assolutamente da perseguire in un quadro di accelerazione del processo generale di innovazione del Paese” è quanto affermato da Paolo Angelucc i, presidente di Assinform.

A fronte dei primi segnali di ripresa dell’economia– ha continuato Angelucci – riprendere a investire nell’Information Technology diventerà, nel prossimo periodo, un passaggio aziendale sempre più necessario per rientrare nella competizione internazionale. L’IT, dal canto suo, dovrà essere in grado di rispondere a questa nuova domanda, qualificando e rilanciando la propria offerta anche grazie a un processo di rafforzamento strutturale attraverso operazioni di ricapitalizzazione e aggregazione“. Dai dati di bilancio di oltre 25000 imprese, sono state individuate 230 aziende con un fatturato superiore ai 10milioni di euro che avrebbero tutti i requisiti per essere quotate subito, e 682 aziende con un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro potenzialmente quotabili. “Si tratta di un riscontro importante, che testimonia come la presenza in Borsa di imprese tecnologiche, così come sta già avvenendo in altri paesi, sia fattibile in Italia e rappresenti una reale opportunità per convogliare sui settori dell’innovazione maggiori finanziamenti e attenzioni”.

Le società italiane, appartenenti all’indice FTSE Italia Tecnologia, sono in molti casi aziende familiari, riconducibili a un imprenditore di riferimento, che operano in settori di nicchia e con modelli di business molto differenziati. Presentano un fatturato mediano 2008 pari a 111,9 milioni di euro e un EBITDA (margine operativo lordo) mediano pari a 12,7 milioni di euro (corrispondente a un EBITDA margin mediano pari al 15%). Nel complesso del campione si registra la partecipazione al capitale di 76 investitori istituzionali per un investimento complessivo pari a 43 miliardi di euro, provenienti in particolare da USA (69%), UK (10%) e Canada (8%). Tra gli investitori esteri più attivi si annoverano Barclays Global Investors UK Holdings Ltd (UK) e Vanguard Group Inc (USA), mentre gli investitori italiani più presenti sono Kairos Partners SGR S.p.A. e Bipiemme Gestioni SGR S.p.A. Il settore ICT registra oggi una valutazione che si aggira intorno a un EV/EBITDA pari a 11,0 (7,9 per l’Italia e 14,3 per l’estero) e ha visto negli anni 2001 e 2002 multipli più che tripli rispetto agli attuali.

Autore: ITespresso
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