Assintel, peggiora il mercato IT in primavera

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Secondo Assintel, il mercato IT ha perso nel primo trimestre 2012 il 6,2% rispetto a un anno fa. Con l’hardware che cala dell’8,7/%, i servizi del 7,1%, il software del 3,2%. “Dal 2008 si sono persi quasi 3 miliardi di euro: tanto vale la crisi per l’IT italiana” precisa Giorgio Rapari, presidente di Assintel

“Aiutati che Dio ti aiuta” esordisce Giorgio Rapari, presidente di Assintel alla presentazione dei dati dell’Assintel Report. Un chiaro messaggio di quanto il mercato stia faticando e che, al bando lamentele vuote, richiede una strategia per venirne fuori. “Ognuno di noi all’interno della propria azienda vede costi di dipendenti, anticipi di Iva, ammontare dell’Irpef e per far continuare a vivere l’azienda ha più volte messo mano al portafogli personale. Siamo ormai ai tempi supplementari della crisi, vediamo cosa il governo combinerà altrimenti sarà dura per le aziende italiane. Sono un deciso sostenitore del motto chi fa da sé fa per tre perché il mercato non può attendere i tempi e le incertezze della politica”. Pungente, come sempre, Rapari non depone la fiducia: “Confido molto nel ministro Corrado Passera, che è persona attenta, e vediamo che cosa ha in mente. Nel binomio Monti-Passera intravedo una visione nuova, ben rappresentata dall’attenzione verso l’Agenda Digitale”.

Ma, detto ciò, è necessario prendere coscienza (se mai non fosse chiaro) dei dati del mercato IT italiano che, all’interno di un’economia generale in contrazione, mostrano un peggioramento rispetto al primo semestre dello scorso anno. Ecco i numeri più significativi: primo trimestre 2012 contro primo trimestre 2011, meno 6,2%. Con l’hardware che cala dell’8,7/%, i servizi del 7,1%, il software del 3,2%. “Dal 2008 si sono persi quasi 3 miliardi di euro: tanto vale la crisi per l’IT italiana” precisa Rapari.

Ma a fronte di una domanda classica di IT in contrazione, crescono – uniche note positive del Rapporto – Cloud Computing (+ 43,8%) e tablet/smartphone (+12,3). “Non è vero che l’Italia è sempre indietro – commenta Alfredo Gatti, managing director di Nextvalue perché 24 milioni di Italiani sono connessi a Internet, e il digitale crea mercati indotti. Ma se si guarda al cloud, pur in crescita (ma che rappresenta circa il 2% della spesa IT italiana, ndr) si vede che è lento a decollare sia in Italia sia in Europa, per diverse problematiche, in primis la questione della privacy. Negli Usa sono molto più sciolti”. A dare una mano a smuovere gli investimenti delle imprese saranno i trend latenti dell’economia digitale: l’enterprise mobility, il cloud, l’information security management e il mondo social, perché se si guarda all’It classica anche i trend non rassicurano: in base all’ultimo trimestre dello scorso anno si segnala un ulteriore rallentamento sia dell’hardware (-9,7%) sia dei servizi (che peggioreranno fino a un -3,8%) con software stabile. “Il vero guaio è che il segmento della PA, sia locale sia centrale, non paga, ma non a 120 giorni, proprio non paga – sottolinea Alfredo Gatti, managing director di Nextvalue –. E gli imprenditori vantano crediti dalle in-house della PA alle quali hanno già fatturato. Una situazione insostenibile, che blocca nuovi investimenti”.

Ma qualche segnale positivo sta arrivando dalle imprese, nonostante il PIL italiano decresca (“con valori variabili a seconda della fonte: -2,2 per Fmi, -1,6% per Confindistria, -1,5 per Banca d’Italia…” precisa Gatti) e le grandi aziende dedichino all’innovazione solo il 18% del budget, le medio-grandi il 21%, le medie il 21%, le medie-piccole il 15% e le piccole il 5%. Le aziende intervistate da NextValue per la stesura del Rapporto Assintel hanno infatti dichiarato di avere in corso progetti di Business Analytics, il 96% pensa all’information security management, il 92% all’enterprise mobility, l’85% all’enterprise social media e il 61% al cloud.

Inoltre, fuori dall’azienda segnali arrivano anche dal mondo digital, oramai pervasivo e legato all’evoluzione di Internet. “L’IT ha prodotti nuovi a listino ma rimane sempre IT, così come l’ICT rimane sempre tale – precisa Gatti -. La vera novità è che attorno a questi mercati ruotano altri prodotti indotti, come quello dei contenuti online, del trading online, dei viaggi online… che allargano il business”. Un passaggio che porterà verso servizi personalizzati e contestualizzati rispetto all’utente: “Da un mass market a un one person market, con un utente sempre più connesso” conclude Gatti. Ne beneficeranno soprattutto mercati quali Consumer, Assicurazioni, Telecomunicazione e Media, in controtendenza rispetto alla decrescita generale della spesa IT.

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