Assintel Report 2014: la mutazione digitale è d’obbligo per le aziende It

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Alfredo Gatti
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Presentato a Milano l’Assintel Report 2014. Serve una mutazione digitale per tornare a crescere dato che il mercato è sostanzialmente fermo e cresce la digital economy. Centrale il ruolo delle startup come bacino di competenze innovative

Le aziende It devono effettuare una mutazione digitale. E’ una sorta di ‘punto di non ritorno‘ che riguarda le imprese messe di fronte a una scelta decisiva: o cavalcare velocemente i nuovi paradigmi digitali, oppure soccombere. E’ questo uno dei punti di riflessione che sono emersi durante la presentazione dell’Assintel Report 2014 a Milano.

Un esempio interessante, di quel che sta capitando ora sul mercato, è arrivato da Alfredo Gatti, managing partner di Nextvalue, che ha realizzato la ricerca per conto di Assintel. “Le startup sono un grosso patrimonio del sistema paese e non vanno disperse, quindi ben vengano incubatori che danno loro una casa perché sono loro le detentrici delle competenze innovative che servono anche alle aziende più consolidate del panorama It. Quindi, andiamo a cercarle perché dentro di loro hanno quelle competenze necessarie che servono alla mutazione digitale per tornare a crescere”.

Gatti paragona le startup alle comete e dice: “così come le comete portarono acqua, quindi vita, sulla terra così le startup sono la linfa di vita per il futuro”. Il mercato It nel 2014 vale 24.300 milioni di Euro, con una crescita del +0,7% rispetto allo scorso anno, dovuta in gran parte alle buone performance dei segmenti legati alla trasformazione digitale. L’Hardware continua a contrarsi (-1,6%) trascinato dal declino dei Pc, attorno al -20%, e solo in parte controbilanciato dalla crescita di Smartphone (+9,3%) e Tablet (+5%). Il Software tiene banco (+1,1%), rallentato dal segno meno dei Software di Sistema (-4,4%) e dei vecchi Gestionali (-8,3%), mentre i segnali postivi arrivano da Digital Marketing (+29,1%), Internet of Things (+13,6%), Business Intelligence, Analytics e Big Data (+6,2%), connessi con la trasformazione del consumatore digitale. I Servizi It continuano a decrescere (-1,7%), trascinati dal ribasso delle tariffe professionali. Le note positive sono legate alla consulenza manageriale (+2,1%) e ai servizi di Datacenter (+3,3%), quelle negative riguardano i servizi di System Integration e Sviluppo Software (-3,2%), di infrastruttura (-6,3%) e la Formazione (-5,2%).

Alfredo Gatti
Alfredo Gatti

Inarrestabile la crescita dell’universo del Cloud Computing (+22%), sia nella componente classica (+33%) sia in quella di Business Process as a Service (+13%). Continuano a calare tutti i segmenti di mercato legati alla spesa pubblica in IT, che nel contempo innesca forti dinamiche di downpricing a svantaggio delle aziende dell’Offerta: Pa Centrale -4,1%, Enti locali -3,9%, Sanità -3,1%. Anche il Commercio resta negativo (-1,6%), l’Industria è ferma (-0,2%), mentre tornano a crescere i big spender: Banche (+3,2%), Assicurazioni (+3,1), TLC (+3,3%) e Utility (+4,4%). Sono in lieve ripresa gli investimenti in It delle Grandi Aziende (+0,8%) mentre restano negativi quelli di Piccole (-3,4%) e Micro imprese (-2,3%). Nextvalue ha interpellato il panel di 500 aziende della domanda quanto e come spendono e spenderanno in Innovazione. Le risposte confermano che il 72% delle imprese destina meno del 2% del loro fatturato in It, soglia minima per poter sostenere una politica di crescita. Il 34% delle aziende ha un budget It in lieve crescita, il 31% in diminuzione e il 35% invariato.

E’ in corso un trend di progressiva esternalizzazione: il 56% del budget IT è dedicato all’acquisto di prodotti e servizi esterni, in crescita per il 29% dei rispondenti. Entrando un po’ più nel dettaglio, il report afferma che quest’anno sono state analizzate strategie e budget it, ossia quanta parte del budget è speso per sostenere internamente la struttura e quanto per esternalizzare la spesa. Per quanto riguarda la domanda di software e servizi nelle imprese top e medio grandi, il budget della direzione sistemi informativi è diviso per il 42% internamente e per il 58% esternamente: 16 punti percentuali di differenza che testimoniano come questo tipo di imprese abbiano in corso un programma ad ampio spettro di razionalizzazione delle proprie strutture It basato anche su una maggiore propensione a utilizzare meccanismi vecchi e nuovi di sourcing da servizi esterni. Anche se in misura minore rispetto al panel delle imprese top e medio grandi, anche una buona fetta di aziende medie e medio-piccole e piccole attribuisce un livello alto al ruolo strategico dell’It in relazione al business.

Secondo i KPI internazionali, un budget It complessivo che superi il 3% del fatturato colloca le imprese tra le best in class. Se tra le top e medio grandi questo dato colloca il 10% delle imprese in questo range, nel panel delle piccole e piccolissime imprese nel 12% dei casi il budget it supera il 3% del fatturato e di questi nel 4% dei casi il budget It super il 5% del fatturato stesso. Ma non sono tutte rosee le notizie relative. Secondo il rapporto, anche se il 21% delel imprese del panel mantiene un buon compromesso con un budget It complessivo tra il 2 e il 3%, il 67% di queste alloca budget inferiori al 2% e circa un terzo del panel sotto l’1%.

In sintesi, secondo questa edizione del rapporto, è stato mostrato da Gatti come per il sistema di offerta It scaturiscano nuove opportunità che traggono origine dal percorso di trasformazione digitale delle imprese dei vari panel. Inoltre, è stato rilevato come cambi il rapporto di Cio e direttori It grazie al ruolo che assumono tecnologie e practice come il digital marketing, gli analytics di nuova generazione l’internet of things, la sicurezza dell’informazione.

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