AssintelDigitale: Le PMI digitali battono la crisi

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ASSINTELDigitale: identikit PMI del digitale @shutterstock

ASSINTELdigitale traccia l’identikit delle PMI del digitale made in Italy. Nate per lo più dopo il 2000, impiegano laureati e dottorati, e si sono dotate di organizzazioni flessibili

ASSINTELdigitale illustra il fenomeno del Made in Italy Digitale, fornendo l’identikit delle PMI italiane legate al digitale. Nate nell’86% dei casi dopo il 2000, impiegano oltre il 58% di laureati e il 18% di dottorati. E si compongono di organizzazioni flessibili, “liquide”, che fanno perno sulla creatività e sull’innovazione anche sociale.

La ricerca ha censito 230.000 soggetti, di cui 173.000 sono a pieno titolo nuove imprese digitali che si muovono nei Servizi Web, Mobile e Internet of Things, nel Software e Big Data, nella Consulenza, nei nuovi Media Sociali, nel Design, nelle Produzioni multimediali e nel Digital Entertaintment, nel Finance 2.0. Sono soprattutto piccole imprese, lanciate da Under 35, preparati e lontani dalla logica del posto fisso, che negli anni bui della crisi crescono: persino in questo 2013, i tre quarti degli intervistati fatturano di più o stabilmente.

Le imprese digitali sono piccole e medie imprese, con 17 collaboratori in media e un fatturato di 1.000.000 di euro. Ma, essendo giovanissime, il 44% registr ricavi sotto i 100.000 euro l’anno. Il 75% di esso è nel b2b e l’87% è generato in Italia. Nel 2013 sono controcorrente rispetto al Paese: in crescita nel 68% dei casi e stabili per il 28%.

Il 63% è digital native, cioè è nata recentemente sui nuovi paradigmi digitali, ed è mossa in primo luogo da passione e incontri professionali precedenti; il restante 37% deriva da una evoluzione delle “vecchie” imprese IT.

I due terzi sono SRL, ma il modello organizzativo è per lo più “liquido“: il 60% delle imprese è infatti strutturato sul singolo processo/commessa ed è per lo più informale. Fil rouge dell’organizzazione e della comunicazione interna è il web, vera piattaforma di collaborazione per l’85% di esse. Il 33% lo usa anche per vendere online.

L’identikit del lavoratore digitale: giovane (67% under 35, che sale al 72% nelle imprese native digitali), maschio (64%), laureato (il 65%) o addirittura con master/dottorato/PHD (12%), con esperienza lavorativa all’estero (29% nelle imprese digital native). Si contraddistingue per il contratto atipico per oltre un terzo di essi (CoCoPro e Partite IVA). Il posto fisso, a tempo indeterminato, domina solo nelle imprese tradizionali IT based, più grandi e organizzate, mentre è un non-luogo per quelle native digitali (solo il 26%): i costi dello Stato sul lavoro per le loro organizzazioni piccole e liquide sono troppo alti. Il titolare è spesso factotum e i carichi di lavoro diventano critici.

L’occupazione è in crescita costante: a fine 2012 sono oltre 620.000 gli addetti digitali, in crescita di quasi 75.000 unità (+13,7%) rispetto all’inizio della crisi nel 2009. Ma il dato più interessante è che ad essi si aggiunge oltre un altro terzo di professionisti atipici, cioè oltre 250.000 persone strutturali nei processi produttivi della nuova impresa digitale, stimati attraverso l’indagine.

Le criticità che incontrano le PMI del digitale, riguardano: il costo dello Stato sul lavoro, l’accesso al credito bancario ma soprattutto opesano  i vecchi modelli “fordisti” di offerta finanziaria, e l’ancora scarsità in Italia di investimenti privati. Non mancano i problemi di tipo organizzativo: troppo carico di lavoro su poche persone, assenza sul mercato di competenze tecniche e manageriali adeguati, e parallelamente una scarsa offerta formativa adeguata alle loro esigenze soprattutto nelle aree meno digitali d’Italia (70-80% del territorio).

Cubano il 3,9% del PIL pari a 54 miliardi all’anno e, nonostante la crisi, crescono sia come numero d’imprese (+9,3% nel triennio nero 2009/12) che come addetti totali (+13,7%). Rosee le previsioni di fatturato 2013: si stima un incremento del 68%.

“Sono la punta di diamante della nostra imprenditoria e tengono agganciata l’Italia alla modernità”, questo il commento di Giorgio Rapari, presidente Assintel. “I dati della ricerca danno luce ad uno scenario mai indagato e tuttavia decisivo per la nostra economia: in Italia esiste un universo fluido di nuove imprese che, nonostante la crisi strutturale, funzionano. Portatrici di innovazione, sono le punte di diamante di una nuova imprenditoria che dobbiamo riconoscere e  valorizzare, perché contribuisce in maniera decisiva all’innalzamento del nostro PIL e della nostra competitività”.

“Cercano un centro di gravità permanente” sottolinea Maria Grazia Mattei, Vice Presidente di Assintel e coordinatrice di ASSINTELdigitale, la verticalizzazione che rappresenta il nuovo mondo dell’impresa digitale. “Hanno al centro della loro attività il web e la creatività, parlano linguaggi nuovi e si muovono su logiche fluide e poco strutturate. Per questo non si riconoscono nei tradizionali modelli di rappresentanza e soffrono una sindrome da disadattamento al contesto burocratico. Ed è proprio ricalcando queste esigenze che ASSINTELdigitale sta costruendo un luogo identitario adatto a loro”.

ASSINTELDigitale: identikit PMI del digitale @shutterstock
ASSINTELDigitale: identikit PMI del digitale

 

Autore: ITespresso
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