Attacco pirata all’Hacking Team, le spie degli Stati non democratici

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Cyber attacco negli USA: trafugati dati sensibili di 22 milioni di americani
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L’Hacking Team, che vende software di cyber sorveglianza anche a regimi repressivi, è al centro di un caso di spionaggio internazionale. Il vendor, ha venduto software usato perfino dall’FBI ed appare nella classifica dei “Nemici di Internet” di RSF

Un’azienda italiana di sicurezza, Hacking Team, che vende software di cyber sorveglianza a governi (anche non democratici) su scala globale, è al centro di un caso di spionaggio internazionale. Il vendor, che ha venduto software usato perfino dall’FBI, figura nella classifica dei “Nemici di Internet” redatta da Reporters senza frontiere (Rsf). Un cyber attacco con data breach ha infatti rivelato che l’Hacking Team tenga rapporti con governi non democratici. L’Fbi avrebbe speso 775 mila dollari.

A provarlo sono fatture, messaggi di posta elettronica, rapporti con Stati e 007 di Paesi come Azerbaigian, Etiopia, Sudan e Nigeria: 400 GB di leak su Torrent puntano il dito contro l’azienda, già criticata nei dossier di WikiLeaks e le denunce di Human right watch. Tecnologia offensiva, al servizio dei regimi più repressivi,  sarebbe stata venduta a Marocco e United Arab Emirates, Bahrain, Uzbekistan, Etiopia e Sudan, fra gli altri.

Cyber attacco all'Hacking Team, le spie degli Stati non democratici
Cyber attacco all’Hacking Team, le spie degli Stati non democratici

Le prove delle connessioni con i governi non democratici, che mettono l’Hacking Team alla ribalta, sono frutto di una violazione banale: perché il gruppo dei software di tecno sorveglianza non si curava di proteggersi in maniera seria, ma sfruttava password banali come passwOrd1, passwOrd, HtpasswOrd.

Gli ex studenti del Politecnico di Milano che formano l’Hacking Team, in passato, avevano sempre smentito di aver venduto software spia agli 007 di Stati “non democratici” per mettere sotto sorveglianza giornalisti, dissidenti e oppositori di regime. Ma ora vengono sconfessati dai leaks apparsi in Rete.

Già le indagini di Citizen Lab avevano tolto i veli ai tool utilizzati per mettere nel mirino cyber dissidenti e attivisti dei diritti umani e supporter pro democrazia, sia in casa che all’estero.

L’Hacking Team aveva creato il software “Da Vinci” e “Remote control system“, una sorta di trojan in grado di trafugare dati dagli smartphone, “rompendo” la cifratura di email, file e protocolli di telefonia internet.

Eric King di Privacy International afferma che adesso l’hacking ai datti dell’azienda, ha mostrato il suo vero volto, di compagni di strada di regimi repressivi nel monitoraggio e tecno controllo individuale. Da tempo, l’Hacking team aveva messo in soffitta l’etica hacker per pensare solo al profitto.

L’hacking potrebbe essere stato condotto da concorrenti che vorrebbero soffiare clienti all’Hacking Team, ormai da tempo “bruciati”.

Autore: ITespresso
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